Il Tirreno

Versilia

Ergastolo per l’omicidio del cugino

di Matteo Tuccini
Ergastolo per l’omicidio del cugino

Condannato Roberto, per i giudici è il mandante. La vedova di Stefano piange: «Sono contenta»

3 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. Ergastolo per l’omicidio del cugino. A cinque anni e due mesi dal delitto di Stefano Romanini, 47 anni, la Corte d’Assise di Lucca ha accolto la richiesta della Procura. E ha condannato alla pena massima Roberto Romanini, imprenditore camaiorese di 65 anni, accusato di aver pagato il killer che nel febbraio del 2011 ha freddato sotto casa con nove colpi di pistola il cugino Stefano.

Alla moglie e alle due figlie della vittima vanno 300.000 euro di risarcimento provvisionale - cioè temporaneo - mentre ai tre fratelli vanno 80.000 euro ciascuno. Nei confronti di Roberto la giuria ha imposto anche quattro anni di libertà vigilata, cioè controlli periodici da parte delle forze dell’ordine. Ma in realtà Roberto Romanini è già sotto sorveglianza: è agli arresti domiciliari a Lido per la vicenda del sequestro dell’ex socio in affari, per cui è stato condannato a sedici anni.

La sentenza è arrivata intorno alle 20 di ieri, dopo un’udienza finale del processo che ha letteralmente bruciato i tempi: in appena sei ore si sono tenute la requisitoria del pubblico ministero Fabio Origlio, titolare dell’accusa, le arringhe degli avvocati difensori Marco Taddei e Elena Libone e dellegale di parte civile Pardo Cellini. Nelle due ore in cui ha parlato il pm Origlio ha ripercorso la vicenda e l’inchiesta, soffermandosi sui due punti cardine: il diario ritrovato dopo l’omicidio, in cui Stefano accusa il cugino, e la testimonianza dell’amico Pio Moriconi. Che ha riferito - prima del processo - di aver ricevuto una pistola da Roberto con la richiesta di assassinare Stefano. Il movente sarebbero stati i soldi, in particolare la polizza vita da 600.000 euro sottoscritta da Stefano, e destinata ai suoi soci della Rb escavazioni - tra cui il cugino Roberto - qualora l’imprenditore fosse morto. Soldi con cui - ha sostenuto l’accusa - Roberto avrebbe potuto chiudere il conto con i debiti che gli aveva lasciato il cugino. Da qui la richiesta di ergastolo da parte della Procura.

Quando il presidente della Corte Valentino Pezzuti ha pronunciato la sentenza, Roberto Romanini è rimasto impassibile. Invece la vedova di Stefano, Giuliana Pellegrini, è scoppiata a piangere. E ha abbracciato le figlie e gli altri familiari che erano con lei in aula. «Sono contenta, non me l’aspettavo», ha detto. I familiari hanno stretto la mano al pm Origlio: «Cinque anni sono stati lunghi, ma il lavoro degli inquirenti è stato eccellente».

Di parere diverso, ovviamente, i difensori di Roberto. Così l’avvocato Marco Taddei, che ha già annunciato appello contro la sentenza: «Rimaniamo convinti che non ci sono prove di quanto sostenuto dall’accusa. Sia il diario che le dichiarazioni di Moriconi non reggono. E la polizza vita non poteva essere intascata, come in effetti è avvenuto».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web