Sicurezza
Condanna confermata per il pestaggio dei clochard
Sette anni e nove mesi di carcere per i due viareggini che presero parte alla spedizione punitiva di Genova
VIAREGGIO. Nessuno sconto di pena per i quattro componenti della banda che nel 2014 assalì e massacrò a colpi di spranghe e tubi innocenti altrettanti senzatetto in piazza Piccapietra a Genova. Una vera e propria spedizione punitiva, secondo l’accusa legata al cosiddetto “racket dell’elemosina”, che fu organizzata tra il capoluogo ligure e la Versilia.
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Martedì 11, la Corte d’Appello di Genova ha confermato la condanna a sette anni a nove mesi di carcere per i due viareggini coinvolti nel pestaggio: Ahmed Dridi, 23 anni, e Karlo Bilani, 22, nati rispettivamente in Tunisia e in Germania ma cresciuti in città (tanto da parlare il vernacolo). Per questa vicenda, in cui sono accusati di tentato omicidio, Dridi è agli arresti domiciliari a Viareggio, mentre Bilani è in carcere a Massa. Confermata la condanna anche per gli altri due componenti della banda, Michal Krahulec, 26 anni, e Martin Krocka, 34, entrambi di nazionalità slovacca: per loro la pena resta di dodici anni di carcere. Anche loro sono reclusi, ma nel Nord Italia.
Il pestaggio risale al 25 gennaio 2014. In piazza Piccapietra a Genova quattro senzatetto vengono aggrediti e presi a sprangate in quello che sembra l’assalto di un commando razzista. Le telecamere presenti in zona riprendono quattro uomini a volto coperto, che armati di spranghe e tubi innocenti massacrano i clochard, sorpresi mentre stanno dormendo in mezzo ai cartoni. L’assalto causa alle vittime fratture varie e, in un caso, anche un trauma cranico per colpi ripetuti alla testa. In zona viene ritrovato da subito un passamontagna, lasciato lì da uno degli aggressori. E la squadra mobile della questura di Genova passa al setaccio i filmati delle telecamere.
Questi elementi, uniti alle dichiarazioni delle vittime, portano la polizia ad arrestare in agosto Krahulec, cittadino slovacco, anch’egli senzatetto. È lui - secondo la Procura - ad aver architettato l’aggressione: una specie di vendetta legata al racket dell’elemosina e alla spartizione delle zone, motivo di contesa tra i clochard. Da Krahulec, seguendo i tabulati telefonici - l’uomo è in possesso di un cellulare - l’indagine della questura ligure arriva fino a Viareggio. Le utenze con cui lo slovacco è in contatto, infatti, risultano intestate a Dridi e a Bilani, che vengono intercettati. E dopo alcuni riscontri ottenuti dagli inquirenti, nei confronti dei due ragazzi la Procura di Genova emette un decreto di fermo. Entrambi i giovani finiscono in carcere - Dridi ora è ai domiciliari - ed entrambi in un momento successivo confessano le proprie responsabilità. Venendo poi rinviati a giudizio. In primo grado, nel luglio 2015, arriva la condanna a sette anni a nove mesi. Che ieri la Corte d’Appello ha confermato.
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