Sicurezza
I carrozzieri chiedono di tornare in libertà
Ieri il giudice per indagini preliminari ha interrogato Aldo e Sandro Castoro Oggi l’avvocato dei due imprenditori chiederà la revoca degli arresti domiciliari
CAMAIORE. Si sono presentati davanti al giudice per le indagini preliminari per ribadire la loro innocenza. Aldo e Sandro Castoro - titolari dell’autocarrozzeria Stadio di Camaiore e indagati dalla Procura di Firenze per associazione a delinquere finalizzata alle presunte truffe assicurative orchestrate dal Clan dei Casalesi - sono stati interrogati a Firenze dal gip Erminia Bagnoli. I due imprenditori sono difesi dall’avvocato Fabrizio Bartolini.
Sandro - il cui nome, negli atti, ricorre con maggiore frequenza - si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una decisione presa per consentire al legale viareggino di impostare al meglio la strategia difensiva, vista l’imponente mole del fascicolo (di circa 3.000 pagine), che evidentemente richiede ancora parecchio tempo per essere studiato nei minimi dettagli.
Aldo Castoro, padre di Sandro, ha invece risposto a tutte le domande del giudice, ribadendo la totale estraneità ai fatti contestati. Il carrozziere - rimasto solamente socio dell’azienda camaiorese, dato che ormai è in pensione - ha mostrato al gip un attestato con il quale è stato insignito Cavaliere del lavoro, per l’onestà e la dedizione profusa negli anni. Il 74enne, insieme al figlio, è indagato - oltre che per il pesante reato associativo - anche per danneggiamento fraudolento dei beni assicurati, violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro e simulazione di reato. L’imprenditore, a cui il giudice avrebbe chiesto lumi solamente su questi ultimi tre punti citati nell’inchiesta, ha respinto al mittente ogni accusa.
Oggi l’avvocato Fabrizio Bartolini presenterà al tribunale della libertà un’istanza di revoca delle misure cautelari, visto che Aldo e Sandro Castoro, nonostante l’autocarrozzeria non abbia mai interrotto la propria attività, si trovano agli arresti domiciliari.
Il legale viareggino ribadirà la totale estraneità ai fatti contestati ai suoi assistiti, i quali affermano di non aver mai partecipato alle finte riparazioni organizzate dai Casalesi, al contrario di quanto sostiene la Procura, che ha svolto le indagini grazie al fondamentale apporto della Direzione distrettuale antimafia di Firenze.
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