Sicurezza
Troppi test prenatali il Versilia scoppia
Con la nuova super Asl molte richieste arrivano da fuori zona
VIAREGGIO. È una diagnosi prenatale di estrema importanza, tanto che «la Regione ha intenzione di inserire il bi test nel libretto della gravidanza e di renderlo gratuito» spiega il dottor Giovanni Paolo Cima, direttore di ostetricia e ginecologia all’ospedale Versilia. Eppure non sempre le donne in attesa hanno accesso all’esame tramite la sanità pubblica. Lo sa bene Elena Boccacci: 39 anni, viareggina, alla nona settimana di gravidanza. «Subito dopo la prima ecografia, a metà marzo - spiega - su consiglio della mia ginecologa, ho chiamato il cup per prenotare il bi test all’ospedale Versilia».
A quel punto sono cominciati i problemi. «Mi hanno detto che non c’era posto - racconta la donna - Non c’era possibilità nemmeno con la libera professione al Versilia. E’ una vergogna e una cosa allucinante non riuscire a garantire un esame tanto importante»
Il test prenatale non invasivo, serve a valutare il rischio che il nascituro sia affetto da anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down. Va fatto in un preciso momento della gravidanza: «Per questo - dice Elena - alla fine mi sono rivolta a un professionista privato. I costi, ovviamente, aumentano. Dovrò pagare il test, che consiste in un esame del sangue e in un’ecografia, 130 euro, a fronte dei 63 euro del ticket sanitario».
Prima di prenotare la prestazione privata, oltre che al Versilia la donna si è rivolta agli ospedali di Pisa, Livorno, Massa e Lucca. «Nessuno aveva posto. L’unico buco disponibile era a Barga» dice.
Un’odissea per questa mamma in attesa.
«La difficoltà che ha avuto la donna ad accedere all’esame - commenta il dottor Cima - non è certo un bel segnale. La nostra capacità, al Versilia, di fare i bi test però, non è mutata nel tempo. Ovvero le prestazioni non sono state ridotte. Facciamo un migliaio di test all’anno. Ciò che è cambiato rispetto al passato, è che adesso arrivano tante altre richieste dalle altre Asl».
Insomma, non è raro che una viareggina sia mandata all’ospedale di Barga per fare l’esame, e una lucchese al Versilia. «Avevo chiesto - prosegue il direttore - di riservare un certo numero di posti per il test agli abitanti della nostra area, ma la legge non lo consente. Il problema sull’esame prenatale c’è e riguarda l’ “aziendona” (azienda Usl Toscana Nord Ovest, ndr). Al Versilia siamo riusciti a non ridurre il servizio, purtroppo però attorno a noi abbiamo altre realtà che invece hanno ridotto. Il risultato è che qui viene molta gente da fuori, e magari una viareggina deve andare altrove perchè non riesce a trovare posto».
Cinque anni fa, la storia era ben diversa. «Durante la mia prima gravidanza - racconta infatti Elena Boccacci - prenotai il test tramite il cup senza problemi».
«E’ innegabile che la situazione negli ultimi tempi sia cambiata - spiega il dottor Cima- Ci vorrebbe un cup di area vasta, con un osservatorio ad hoc, capace di monitorare complessivamente le richieste e di indirizzare le persone nel modo più corretto. Cup che al momento non c’è. Sarebbe bene inoltre che ogni punto nascita si impegnasse a servire le persone della propria zona».
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