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Versilia

L’avvocato Guerra: quel pentito non è credibile

L’avvocato Guerra: quel pentito non è credibile

Il difensore di De Prete smonta il racconto dell’imprenditore detenuto che collabora con la procura

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VIAREGGIO. L’inchiesta sulla truffa alle compagnie assicurative che vede coinvolti insieme a presunti affiliati al clan dei Casalesi anche carrozzieri, medici e avvocati versiliesi si poggia anche sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia: Francesco Martino, 49 anni, arrestato il 28 febbraio 2013 nell’ambito di un’altra inchiesta della procura antimafia e dal 4 settembre 2014 agli arresti domiciliari. Anche lui è tra gli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe con i falsi incidenti stradali. Le dichiarazioni da lui fornite vengono giudicate fondamentali dagli stessi inquirenti per ricostruire il modo di operare del clan.

Tra le molte cose che dice, Martino chiama in causa l’avvocato viareggino Massimo De Prete, affermando che per conto della banda avrebbe seguito circa due o trecento pratiche e che avrebbe trattenuto per sé tra il 30 e il 50% dei soldi versati dalle assicurazioni.

A difesa di De Prete interviene l’avvocato Sandro Guerra. Il 13 aprile tutelerà la posizione del collega di fronte al giudice delle indagini preliminari ma dopo la pubblicazione degli stralci dell’inchiesta che riguardano il suo assistito tiene subito a commentare le parole del pentito. «Va segnalato che le dichiarazioni del collaboratore di giustizia che fanno riferimento al fatto che ci sarebbe stato un esborso in favore dell’avvocato De Prete dal 30 al 50 per cento per ogni pratica non trovano riscontro in nessun atto acquisito dagli inquirenti durante le perquisizioni. Ma la pietra tombale sulla sua credibilità, peraltro già sconfessata in altre sedi, è un’altra: quando afferma che le pratiche seguite da De Prete sarebbero due o trecento. Un numero ridicolo, incredibile, che trova una secca smentita nei fatti. Le pratiche in questione sono due o tre, su cui sono stati trovati e riscontrati tutti i giustificativi. Le altre dove sono? Dove sarebbero transitate se non sono state rintracciate neppure nelle stesse compagnie assicurative? La verità è che questo signore non è credibile, che il mio assistito è estraneo ai reati dei quali è sospettato e che ha fatto solo il suo mestiere di avvocato, come spiegheremo al giudice la prossima settimana».

Luciano Menconi

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