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Caprai: amo il Forte non voglio polemiche con i suoi cittadini

Caprai: amo il Forte non voglio polemiche con i suoi cittadini

Il patron di Cruciani replica a chi ha criticato le sue parole sul progetto per Palazzo Quartieri: finirò i lavori per tempo

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FORTE DEI MARMI. «Io non voglio assolutamente fare polemiche con la città che amo e con i cittadini del Forte che rispetto profondamente. Qui ho trovato e ho tanti amici e a questo posto sono molto riconoscente, per cui questa intervista è davvero la mia ultima occasione in cui spiegare chiaramente ciò che intendevo dire e fare». È un Luca Caprai amareggiato quello che ci ha telefonato in redazione e che vuol vedere chiarita ogni polemica che, suo malgrado, lo ha coinvolto in queste settimane, da quando, cioè, si è aggiudicato i fondi di Palazzo Quartieri messi sul mercato dall’amministrazione comunale. Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi e anche in questo caso i fraintendimenti, hanno fatto male. «Intanto ci tengo a precisare che questo è un mio investimento a titolo personale, e quindi il marchio “Cruciani” non c’entra assolutamente niente – ci spiega lo stesso Caprai - e quindi personalmente ho seguito alla lettera tutto l’iter burocratico che mi è stato richiesto. Non ho mai detto né pensato che faccio beneficenza alla città, e per quanto sia persona che di opere caritatevoli ne fa abbastanza, è chiarissimo che questo caso era ed è un’operazione prettamente imprenditoriale. Quell’angolo di piazza Marconi con via Carducci è forse il più bello del centro, e quando nei mesi scorsi sono venuto a sapere che era oggetto di un bando comunale, andato per di più deserto, decisi subito di partecipare alla seconda tornata. Una volta che mi sono aggiudicato la gara ho fornito al Comune tutte le garanzie reali. Dunque anche chi teme o va dicendo che l’operazione alla fine non si faccia, basta che si documenti in municipio. Verrebbe a sapere che ho già pagato l’affitto per i primi sei anni e ho fornito al Comune una fideiussione che copre al 100 per cento ogni spesa di ristrutturazione. Adesso è soltanto una questione squisitamente tecnica, tra progettisti e l’impresa che realizzerà i lavori, devono accordarsi e iniziare a operare».

Tante accuse neanche troppo velate…

«Vede chi mi conosce sa bene che anche la sola idea che io compri qualcuno è lontanissima dal mio modo di agire e di pensare. Anche il mio cane che pure ho realmente acquistato è felicemente uno della mia famiglia, figurarsi se posso soltanto pensarlo per delle persone. E il fraintendimento è chiaro anche quando ho voluto dire che l’operazione sarà positiva per il Forte, perché intendevo sottolineare che il palazzo era chiuso e fermo da tempo, mentre adesso verrà completato e messo subito nelle mani dell’amministrazione comunale, e successivamente, visto che il contratto è per dodici anni non rinnovabili, anche il mio negozio che verrà ristrutturato, tornerà nella disponibilità dell’ente. Noi abbiamo voglia di fare e fare bene e purtroppo questa pressione psicologica non giova perché in tanti temono di sbagliare. Ad ogni modo io posso solo levarmi tanto di cappello al sindaco, al vicesindaco e al segretario generale che hanno avuto l’intuizione e la forza di realizzare questa operazione».

E i tempi?

«Io stesso sarei il primo a essere dispiaciuto se i tempi non venissero rispettati, perché si sa, la stagione estiva al Forte è il periodo più importante. Cercheremo, dunque, di finire i lavori un giorno prima del dovuto, perché se verrà un bel lavoro, come credo, avrò soddisfatto le mie aspettative di imprenditore e quelle della città per il suo Palazzo Quartieri, città che vedrà rinascere al meglio un angolo del centro. Ho letto e sentito tante polemiche su questo Palazzo che non conoscevo, e non significa neanche che siano tutte sbagliate. Ho saputo, ad esempio, che lì doveva venirci una biblioteca e io ho il massimo rispetto per la cultura, ma questa è un’operazione imprenditoriale che si preoccupa di rispettare le regole fissate dal municipio, e che tutto sia fatto bene, così alla fine la mia azienda potrà giovarsene con dei giusti profitti».

Cosa le ha provocato leggere tante accuse?

«Mi ha rattristato leggere, ad esempio Sergio Marrai, persona che stimo moltissimo e che resta un mio amico, perché il solo sentire da lui che io avrei potuto offendere questa città a cui sono legato mi ha fatto davvero male. Un altro signore, poi, mi parla con toni durissimi e imperativi – faccia, finisca - toni che io non uso mai con nessuno. Per principio sono per il dialogo costante con tutti. Mi sfugge poi perché le polemiche scoppino adesso e non quando l’edificio era fermo e chiuso, ma ognuno è libero di pensarla come crede. Dico solo che se avessi saputo che il prezzo da pagare era questo di sicuro non ne avrei fatto di nulla. Vorrei chiudere dicendo che io sono spesso al Forte, voglio bene a questo paese e gli devo molto (Caprai ha in città altri tre negozi, ndr) e spero di aver fugato ogni equivoco».

Angelo Petri

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