Il Tirreno

Versilia

Rabbia e lacrime per la piscina che non c’è più

di Beatrice Faragli
Rabbia e lacrime per la piscina che non c’è più

Ieri allenamento dei ragazzi fuori dall’impianto I genitori: «Qui diventerà il Bronx della Darsena»

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VIAREGGIO. «Chiudere una piscina è come chiudere una scuola. Ci resta solo una cosa da dire: vergogna». E’ un grido di rabbia e lacrime quello delle mamme che ieri pomeriggio hanno portato i propri figli ad allenarsi fuori dalla piscina comunale.

Un allenamento a secco: perché da martedì scorso l’impianto sportivo ha chiuso i battenti. La chiusura, arrivata a seguito della comunicazione del curatore fallimentare della Viareggio Patrimonio (società partecipata che detiene la proprietà degli impianti cittadini) in cui si invitava "le associazioni sportive a riconsegnare, senza dilazione, al curatore gli impianti detenuti", ha acceso la protesta tra le famiglie degli oltre quattrocento nuotatori che fino a tre giorni fa si allenavano nella piscina in Darsena.

In attesa del presidio sotto il Municipio fissato per domani, i cittadini si sono dati appuntamento ieri, fuori dall’impianto.

Cuffie in testa, rabbia in corpo e lacrime a solcare le guance, i genitori dei piccoli nuotatori avvertono: «Con questa chiusura, qui diventerà il Bronx della Darsena. Ridateci la dignità, restituiteci un patrimonio che è dei viareggini».

«La piscina è un servizio pubblico essenziale - dice Giulia Guidotti, una mamma - I ragazzi che si allenavano qui, sono il cuore e le gambe di Viareggio. Adesso non sappiamo più dove portarli». «La rabbia è tanta - le fa eco Sabrina Sganappa -. Chiediamo alla Regione di trovare una soluzione immediata».

I genitori inoltre, vogliono che «l’amministrazione ci metta la faccia in questa vergogna. Qui - dicono - nonostante i nostri solleciti non è venuto nessuno, né il sindaco Giorgio Del Ghingaro né l’assessore allo sport Sandra Mei».

Da martedì le mamme e i papà dei nuotatori e gli utenti della piscina, continuano a mandare e mail al primo cittadino: «Tutte senza risposta» spiegano fuori dall’impianto.

Marco Del Carlo, della Tirrenica Nuoto, pensava di poter arrivare almeno a fine stagione. «Invece - dice - hanno chiuso da un giorno all’altro. Il mio bimbo s’è messo a piangere quando ha saputo che la piscina era stata chiusa».

Non sono solo i genitori a portare avanti la protesta contro la chiusura. Nell’impianto comunale infatti, si allenavano persone disabili e anziani. E poi c’erano i corsi della scuola.

Il timore adesso è che la piscina piombi nel degrado. «Solo per far ripartire gli impianti dopo il blocco - spiega Del Carlo - ci vorranno 30mila euro. Il rischio è che l’impianto cada in rovina. E’ vergognoso che il Comune abbia trovato i soldi per il Carnevale ma non per la piscina».

Una storia di bracciate e passione cominciata nel 1974, e finita martedì scorso.

Piange Anna Salleo di fronte a quella porta chiusa. Lei che da più di trent’anni insegna nuoto sincronizzato a Viareggio, scuote la testa davanti «all’indifferenza di tutti che, alla fine - dice -ha portato a questo. Mio figlio l’ho svezzato qui. Abbiamo un impianto bellissimo, dove potevano esser fatti tutti i vari campionati, con un ritorno eccezionale per ristoranti e alberghi. Invece è finita nel peggiore dei modi. E pensare che abbiamo un vivaio forte, che sta crescendo. Prima ancora però di raggiungere alti risultati sportivi, noi abbiamo pensato a togliere i ragazzi dalle strade, grazie ai valori dello sport e dell’amicizia».

Adesso, in piena stagione agonistica, con alle porte un calendario serrato di gare, gli atleti si ritrovano senza le loro vasche.

Anche quelli della pallanuoto, che venerdì saranno a protestare davanti al Municipio con le cuffie in testa.

Rita Santoro, mamma di uno dei giovanissimi pallanuotisti viareggini, scrive a Del Ghinghero: «Signor sindaco, grazie per non aver fatto niente affinché la piscina non chiudesse. Lei ha mai visto alle 21 e 30 i ragazzi della pallanuoto ammazzarsi di vasche e non di alcol dopo una giornata di studio o di lavoro? Lo sa che sono quarti in classifica e non sanno più dove allenarsi?». E ancora: «Lo sa qual è lo stato d’animo di noi genitori che speravamo di veder crescere i nostri figli in un ambiente sano e non per strada, in mezzo al degrado? Questa chiusura ci ha gettati tutti nello sgomento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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