Il dolore
Parla il consulente di Rfi dei sistemi di sicurezza
VIAREGGIO. «Quando passa un treno è meglio scansarsi...». La frase è risuonata ieri, in aula al Polo fieristico di Lucca dove è ripreso il processo per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno...
VIAREGGIO. «Quando passa un treno è meglio scansarsi...». La frase è risuonata ieri, in aula al Polo fieristico di Lucca dove è ripreso il processo per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009. A pronunciarla è stato Carlo De Rosa - consulente che ha lavorato alla valutazione del sistema di sicurezza di Rete ferroviaria italiana - nel rispondere alla domanda posta dall’avvocato di parte civile Tiziano Nicoletti. Il quale - al testimone portato dal collega Alfonso Stile - ha ricordato come il manovratore della stazione di Viareggio avesse dichiarato «di non sapere se il protocollo per la sicurezza impone determinati comportamenti al personale in caso di deragliamenti» e di «non conoscere che cosa trasportino i treni». Tanto, sono ancora le parole di De Rosa, «non ha alcuna rilevanza sapere cosa trasporta il treno. Quando passa un treno è meglio scansarsi. A prescindere da quello che trasporta». E per Ferrovie «è uguale trasportare merci pericolose o passeggeri». E se il treno deraglia - ha insistito il consulente che ha precisato di essere «l’autore del Sistema integrato di sicurezza di Rfi», le misure da mettere in atto sono «evacuazione e soccorso».
Ancora per le parti civili un punto l’ha segnato l’avvocato Gabriele Dalle Luche: il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, ha acquisito la relazione della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (ministero dei trasporti), datata 2011, che contiene una dettagliata e motivata contestazione dei parametri utilizzati dalla banca dati degli incidenti della stessa Rete ferroviaria italiana. «Io ho preso in considerazione la certificazione della banca dati», ha risposto De Rosa alle domande di Dalle Luche. E quindi non è in grado di dire se la classificazione - contestata dalla Dgif e rivista poi da Rfi, come ha ricordato Dalle Luche - fosse o meno corretta.
Consulenti, dirigenti di peso di Rfi (ieri in aula anche Vera Fiorani, responsabile della struttura amministrazione, finanza e controllo della stessa Rfi) che alle domande di pm (Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) e avvocati di parte civile hanno opposto molti “non ricordo”, “non ho capito la domanda”, “non so di cosa si tratta”. È accaduto anche quando il pm Amodeo ha domandato a Riccardo Pozzi, oggi responsabile dell’amministrazione e gestione dei dirigenti di Ferrovie Spa ed ex direttore del personale di Rfi. Pozzi è l’uomo che ha gestito il passaggio del personale da Rfi all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Ma quando il pm gli ha chiesto se fosse stato a conoscenza della lettera che l’allora ministro Matteoli invia, nell’ottobre 2009 all’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, per richiamarlo al passaggio di consegne che non sta marciando, Pozzi ha risposto «questa proprio non l'ho mai vista».
Donatella Francesconi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
