Attenzione
La piscina chiude i battenti
Giovani atleti in lacrime e presidio sotto il municipio organizzato per venerdì
VIAREGGIO. C’è chi non ha saputo trattenere le lacrime scendendo i gradini della piscina comunale chiusa, ieri, come da provvedimento del giudice fallimentare, cui è seguita la dovuta comunicazione inviata dal curatore Donato Bellomo ai gestori dell’impianto. «Ho visto piangere dalla disperazione mia figlia di 16 anni alla notizia della chiusura della piscina comunale», scrive Emanuela De Luca nella email inviata al sindaco Del Ghingaro. «Mia figlia - continua mamma Emanuela - come tantissimi ragazzi del nostro comune è cresciuta in piscina. Da dieci anni fa agonismo, la piscina è la sua seconda casa e le persone che la frequentano la sua seconda famiglia. Non sto a dilungarmi, voglio solo dirle che, al contrario di quanto aveva dichiarato in campagna elettorale, in questi mesi non è stato fatto niente per salvare la piscina».
Sulla lapide dell’impianto sportivo più frequentato della città c’è scritto1974-2016. «Tutti gli impegni contrattuali nonché di spesa (utenze, interventi manutentivi, rimborsi e corrispettivi ai gestori) - scrive il curatore ai quattro impianti sportivi di proprietà della Viareggio Patrimonio - sono da intendersi cessati con effetti dal 31 marzo 2016». Quando l’ordinanza del giudice fallimentare esclude «l’onerosa gestione degli impianti sportivi» dalla proroga di due mesi concessa all’esercizio provvisorio.
Il 31 marzo, insomma, è la data del “game over”. Dopo i sei mesi di esercizio provvisorio seguiti all’ammissione - da parte del Tribunale di Lucca - dell’istanza di auto fallimento della Patrimonio presentata dall’allora liquidatore Marco Marchi, nominato dall’amministrazione Del Ghingaro con quel preciso mandato . Sei mesi - scrive il giudice Giacomo Lucente - durante i quali «l’amministrazione comunale di Viareggio avrebbe dovuto provvedere alla riassegnazione delle attività già svolte dalla società fallita e degli addetti relativi, secondo un percorso individuato dal dottor Marco Marchi, già liquidatore della Viareggio Patrimonio. Ad oggi, scaduto il semestre di esercizio provvisorio, tale percorso non è stato nemmeno iniziato da parte dell’amministrazione comunale».
E così si è arrivati ad oggi, quando - a partire dallo stesso 31 marzo - la Patrimonio ha l’obbligo di legge di non spendere più un euro per gli impianti sportivi. Chi ce la farà da solo a tirare giugno lo farà a proprio rischio e pericolo. Gli altri, come la piscina, chiudono. «Non avevamo alternativa», spiega amareggiata Franca Zappelli, per il Comitato sport acquatici che gestisce la piscina dal 2007, avendo vinto due gare d’appalto: «Perché da soli non possiamo sostenere un solo giorno le spese per tenere aperto l’impianto che il curatore ha chiesto di riconsegnare».
I conti. È di 55.000 euro la somma del canone annuale che il Comitato “Casa” gestore della piscina versa alla Viareggio Patrimonio. A carico della società partecipata metà dell’energia elettrica (la cabina di distribuzione è unica per piscina, Palasport e campo scuola) e l’intera somma dovuta per il riscaldamento, che si aggira sui 100-130.000 euro l’anno. Le associazioni sportive pagano in tutto, per l’utilizzo della piscina, 40.000 euro. Nel caso il destino dell’impianto sia la vendita all’asta, si ipotizza un valore (ma la stima è stata fatta senza il bar) intorno ad 1-1,2 milioni di euro.
«L’assessore Laura Servetti - ricorda Zappelli - nel dicembre scorso ci chiese di accollarci tutte le spese. E alle nostre obiezioni indicò come soluzione l’aumento delle tariffe. Ma non siamo noi a poter decidere: le tariffe sono determinate dall’amministrazione comunale e votate dal consiglio comunale».
Intanto, però, da un anno e mezzo circa i dipendenti della piscina «lavorano in part time a sedici ore, che è il minimo. E gli istruttori si sono ridotti il compenso a sei euro l’ora».
Le attività. «Da tre anni vengo a nuotare per i guai alla schiena», racconta Sergio Mannocchi di fronte alla vasche inutilizzabili: «È ci sono moltissimi anziani». Ma anche i disabili, i ragazzi seguiti dalla cooperativa sociale Crea, chi ha necessità di attività di riabilitazione, i bambini dei corsi, i giovanissimi dell’agonistica (nuoto, nuoto pinnato, sincronizzato), gli atleti della squadra di pallanuoto che in serie C e ora dovrà trovarsi in fretta altra acqua in cui allenarsi, i ragazzi e le ragazze che tornano in questi giorni. “medagliati”, dai campionati dei giovanissimi e quelli che stanno per cimentarsi negli Assoluti di nuoto.
La protesta. Per l’intera giornata di venerdì è stato organizzato un presidio sotto il Municipio (a perdere il lavoro è una quarantina di persone) e ci sono genitori che manderanno i figli alle gare del fine settimana con la maglietta che diventerà, in giro per l’Italia, l’emblema di quanto accaduto a Viareggio, «l'ennesimo colpo al cuore - scrive ancora Emanuela De Luca - ad una città che è devastata e che non sa più offrire niente ai futuri cittadini ed elettori».
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