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Incredulità a Camaiore «Riparavamo le auto noi all’oscuro di tutto»
VIAREGGIO. «Ci accusano di truffa assicurativa, di essere d’accordo con altre persone per inscenare finti incidenti stradali, quando noi abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro. Mio padre Sandro...
VIAREGGIO. «Ci accusano di truffa assicurativa, di essere d’accordo con altre persone per inscenare finti incidenti stradali, quando noi abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro. Mio padre Sandro e mio nonno Aldo sono titolari di una delle più importanti carrozzerie della Versilia: riparano tantissime auto e non possono far altro che ritenere i loro clienti in buonafede».
Eleonora Castoro, figlia e nipote dei proprietari dell’autocarrozzeria Stadio di Camaiore, è convinta che suo padre e suo nonno possano dimostrare la loro estraneità a quanto sostenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, incaricata per le indagini preliminari dalla Procura del capoluogo.
Signorina Castoro, come mai allora la Procura di Firenze accusa suo padre e suo nonno di essere parte di questo sistema malavitoso?
«Ci sono delle intercettazioni telefoniche in cui mio padre, l’unico a lavorare direttamente in azienda visto che mio nonno è in pensione e ne è solo rimasto socio, dice a questi clienti di fargli avere il modulo di constatazione amichevole. Un conto, però, è chiedere dei documenti mancanti, un altro è concordare delle truffe assicurative».
Quindi vi reputate completamente estranei alla vicenda?
«Assolutamente sì. Lo scriva a caratteri cubitali. Abbiamo 50 anni di esperienza in questo settore e non abbiamo mai fatto cose del genere».
Sapevate di avere come clienti presunti affiliati al Clan dei Casalesi?
«No. Io sapevo soltanto che uno dei presunti organizzatore delle truffe era titolare di un ristorante a Lido di Camaiore. Lo conoscevamo come imprenditore della ristorazione, non certo come camorrista. Ammesso che lo sia, naturalmente».
Attualmente suo nonno non lavora più nell’autocarrozzeria di famiglia.
«No. Prima lavorava come meccanico, ora è in pensione. A lavorare è rimasto mio padre e, mio nonno Aldo, figura soltanto come uno dei soci dell’azienda. Ma di fatto non è più operativo.
Come si sentono in questo momento?
«Sono increduli perché non hanno fatto assolutamente nulla. Noi lavoriamo in buonafede, siamo fra le più grandi autocarrozzerie della Versilia e abbiamo i clienti perfino a Firenze. Stamani (ieri mattina per chi legge ndr) non credevamo ai nostri occhi quando la polizia e la guardia di finanza sono entrati nei nostri locali. Entro cinque giorni mio padre e mio nonno saranno interrogati dal pubblico ministero e ribadiranno la loro totale innocenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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