Sicurezza
Il crac del salvagente del Comune
Nata nel 2006, sei anni dopo si è trattenuta 24 milioni di tributi dell’Ente
VIAREGGIO. Era il dicembre 2006 quando la Corte dei Conti della Toscana scriveva che il Comune di Viareggio, in risposta alle necessità di adottare misure correttive «a seguito di indagine sulla sana gestione finanziaria dell’Ente» certificava che «il Comune, ai fini dell’organizzazione di un sistema di governance delle società partecipate, in data 13 marzo 2006 (delibera 10 del consiglio comunale) ha deciso di costituire una società per la gestione degli assets patrimoniali denominata “Viareggio Patrimonio Srl”. A questa società, è in corso il conferimento di parte del patrimonio immobiliare del Comune nonché delle partecipazioni azionarie dell’Ente nelle varie società pubbliche di Viareggio». Insomma, l’ “arma segreta” sarebbe stata la stessa Patrimonio oggi in fallimento, per istanza presentata dal liquidatore nominato dall’amministrazione Del Ghingaro a fine 2015.
Nell’estate 2014 è la relazione dell’ispettore del ministero dell’economia, Luciano Cimbolini, a raccontare la Patrimonio. Che nel 2012 ha tenuto per sé cifre importanti (24 milioni) derivate dai tributi riscossi e mai riversati all’Ente pubblico: «Se la Patrimonio fosse una qualsiasi società di riscossione - scrive Cimbolini - per il mancato versamento delle somme dovute agli Enti affidanti i servizi, sarebbe prevista la radiazione dall'albo». Sull’esito dell’ispezione del Mef indaga dal settembre 2014 la guardia di finanza di Lucca, su delega della Procura della Repubblica. Oggi è chiaro che le somme non riversate al Comune e utilizzate per mandare avanti l’attività ordinaria non sono servite ad evitare il fallimento. Tra affitto delle sede non corrisposto, elettricità pagata a peso d’oro, affitti non riscossi (Sea Risorse utilizzava gratis beni immobili della Patrimonio), patrimonio immobiliare acquistato senza bando pubblico e a prezzi di mercato, contabilità del Comune che non trovava riscontro in quella della Patrimonio e viceversa, “buchi” nel software per la riscossione, assunzioni senza selezione/concorsi.
«Dopo due anni di indagini si aspetta ancora che la Procura ci dica chi ha causato tutto questo casino», scrive Luca Borraccini sulla pagina Facebook di “Viareggio Mia”: «Ci dicano prima o poi chi dobbiamo "ringraziare"...». (d.f.)
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