Gioco
Piscina, chiusura a giorni: l’altolà della Patrimonio
Dopo l’ordinanza del giudice contratti sciolti e riconsegna degli impianti Il Cgc può resistere ancora due mesi, ma il nuoto proprio non ce la fa
VIAREGGIO. Doveva accadere ed è accaduto, puntualmente, a tre giorni dall’ordinanza del giudice fallimentare che ha prorogato l’esercizio provvisorio della Viareggio Patrimonio per due mesi, impianti sportivi esclusi. Così ieri piscina comunale, Palazzetto dello sport, Centro Polo e Campo sportivo della Migliarina hanno ricevuto la comunicazione del curatore fallimentare, via posta certificata. Indirizzata anche al sindaco Del Ghingaro, all’assessore allo sport Mei, all’assessore al bilancio Servetti, e al dirigente del Comune, Franco Allegretti, la comunicazione «invita le associazioni sportive a riconsegnare, senza dilazione, al curatore gli impianti sportivi detenuti». Oggi sarà definita la tempistica, spiega Franca Zappelli, responsabile dell’associazione sportiva “Casa” che tra mille difficoltà ha fin qui tenuto aperta la piscina comunale, un pezzo di storia e di successi sportivi della città. «Penso ai ragazzi della “Tirrenica nuoto” che in questi giorni sono a Riccione per i campionati italiani giovanili», continua Zappelli: «Ma anche agli atleti di “Nuovo Viareggio” e “Artiglio”: adesso che gli diciamo?».
Se la piscina comunale fosse in grado di sostenere tutte le spese in proprio potrebbe rientrare in quella forma di «comodato temporaneo» che il curatore della Patrimonio, Donato Bellomo, pensa possibile per gli impianti di proprietà della società pubblica fallita. «Ma abbiamo fatto il conto - è il punto della situazione che è uscito dalla verifica - e per andare avanti i prossimi due mesi servirebbero circa 60.000/70.000 euro. Impossibile per noi...».
Il nuoto non ha sponsor, come accade in Italia a tutti gli sport che non siano il calcio, e la piscina vive su ingressi, abbonamenti, corsi di chi la frequenta non per agonismo. Vive e consuma acqua e gas, con bollette che non sono certo quelle di un altro impianto. D’altra parte lo scrive perfino il giudice fallimentare Giacomo Lucente, nell’ordinanza del 31 marzo che è stata una doccia gelata per l’amministrazione comunale: la proroga all’esercizio provvisorio degli impianti sportivi non è stata autorizzata in quanto si tratta - scrive il giudice - di una «gestione onerosa» per un «servizio pubblico importante ma non indefettibile». Ovvero di un servizio del quale si può fare a meno.
Il provvedimento del curatore «significa al Comune di Viareggio l’intervenuto scioglimento del contratto di servizio del 12 marzo 2008 con riferimento alla gestione degli impianti sportivi ed il conseguente scioglimento, anche ai sensi dell’articolo 72 della legge fallimentare, di ogni rapporto con la Viareggio Patrimonio».
Comunicazione che vale per tutti e quattro gli impianti che il Comune passò in proprietà alla società “in house”. Per gli altri, ovvero quelli che sono stati dati in gestione - spiega il curatore Bellomo - dovrà esservi il «passaggio di consegne» dalla Patrimonio al Comune.
Nel settembre dello scorso anno il consiglio comunale approvò una delibera di indirizzo che andava in questo senso ma - come scrive il giudice fallimentare - il percorso necessario dato il fallimento «non è stato nemmeno iniziato da parte dell’amministrazione comunale, cosicché restano tuttora in capo alla fallita tutte le attività svolte fino alla dichiarazione di fallimento, compresa l’onerosa gestione degli impianti sportivi».
Franca Zappelli ieri si è sentita con Alessandro Palagi, presidente del Cgc che è gestore del Palasport: «Mi ha detto che loro per due mesi ce la fanno...». E, dunque, il campionato di hockey dovrebbe essere salvo. Ma gli altri? Da oggi per ciascuna associazione inizia il conto alla rovescia, in base alle risorse proprie messe da parte, con l’incognita della riapertura a settembre. Perché anche se il Comune riuscirà a pubblicare i bandi di affidamento delle strutture non della Patrimonio, una cosa è certa: le spese saranno interamente a carico dei gestori. E la piscina, tra tutti, è quella che deve sopportare i costi maggiori. In ogni senso.
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