Gioco
La visione di Mitoraj: Icaro torna a volare fra le rovine di Pompei
Si apre il 14 maggio la grande mostra del Maestro polacco scomparso poco più di un anno fa: un sogno che si realizza
PIETRASANTA. Le ali di Icaro, così come la maestosità senza eguali di Dedalo, sembrano attingere nuova vita dalle suggestioni che attraversano, silenti, l'area archeologica di Pompei. Sullo sfondo del tempio di Venere, così come nel giardino delle Terme Stabiane e all'ombra del Foro le sculture, in bronzo, presidiano l'intorno: il mito e la storia fanno così da cornice ad una mostra, “Mitoraj a Pompei”, su cui a breve, il prossimo 14 maggio, si alzerà il sipario.
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E dietro a quello che si preannuncia come l’evento-artistico dell’anno, su scala nazionale, c’è un versiliese, Luca Pizzi, quarantasette anni di Pietrasanta, che di “Mitoraj a Pompei” è oggi direttore artistico dopo essere stato collaboratore, per ventidue anni, dell’artista polacco scomparso nell’ottobre del 2014.
«Mitoraj desiderava fortemente esporre le proprie sculture a Pompei: l’ultima volta che ci siamo visti - racconta Pizzi - una settimana prima di morire mi chiese di portare a compimento il progetto. Non avrei mai potuto deluderlo».
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E parliamo di un progetto complicato, costoso, ingabbiato dai mille vincoli e limiti che, giustamente, si accompagnano alla collocazione di ventotto sculture: ventisette posizionate all'interno degli scavi e una davanti alla Basilica. E così oltre a capolavori come Ikaria, immaginata da Mitoraj come sorella di Icaro e Dedalo, con lo sguardo rivolto verso la penisola sorrentina, ci sarà anche il Centurione, Hermanos e tutti gli dei e gli eroi mitologici, pensati da Mitoraj e realizzati nelle fonderie di Pietrasanta, Opere che hanno emozionato, nel divenire degli anni, appassionati, cultori e semplici visitatori.
«Di Pompei - prosegue Pizzi - Igor cominciò a parlare subito dopo il successo della mostra nella Valle dei Templi: nel 2010 ci furono i primi contatti. Purtroppo un crollo, nell'area bloccò ogni proposito e idea. E tutto venne accantonato. Va dato atto al Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini e all'ex sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi, di avere ripreso quell’idea, parlandone con Mitoraj che, disilluso, aveva oramai rinunciato. Il resto è oggi: un grande evento - spiega Pizzi - ideato e promosso dalla Fondazione Terzo Pilastro, con il patrocinio del Ministero e organizzato dalla Soprintendenza Pompei, dalla Galleria Contini e dall’Atelier Mitoraj di Pietrasanta».
E proprio nella Piccola Atene versiliese, giusto un’estate fa, andò il scena la prima mostra postuma dedicata alllo scultore polacco di nascita, ma italiano, e soprattutto pietrasantino, di adozione.
«Igor amava molto Pietrasanta: aveva casa, si rapportava da sempre con la città, con la sua gente e gli artigiani. E Pietrasanta era e resta il fulcro di ogni progetto, anche di quello relativo a Pompei. A differenza delle precedenti mostre - precisa Pizzi - questa è la prima che realizzo e completo da solo. Un'enorme responsabilità, ma anche uno straordinario motivo di orgoglio».
Nei giorni scorsi, Pizzi, mentre era impegnato nel posizionamento delle ultime sculture, ha incontrato, fra gli scavi, Adrian Maben, regista scozzese noto per avere realizzato il film documentario, “Pink Floyd a Pompei”: una “visita'” quella di Maben, che si dovrebbe proprio ad una riproposta, in che forma non è dato sapere, di un live che ha fatto la storia della cinematografia musicale.
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«L’interesse di Maben per le sculture di Mitoraj, mi ha emozionato - confessa Pizzi - ma è l'ulteriore conferma della straordinaria statura artistica di Igor e ancora dell’eccezionalità di questa mostra, che in un contesto unico suggella il binomio osmotico fra l’archeologia e la contemporaneità dell'arte del Maestro».
Una solennità d’assieme che, fino al gennaio del prossimo anno, sarà celebrata nel silenzio scandito dal rintoccare, sussurrato, della storia.
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