Il Tirreno

Versilia

Rapina in banca, il cliente sarà risarcito

di Matteo Tuccini
Rapina in banca, il cliente sarà risarcito

Via i gioielli dalla cassetta di sicurezza: l’istituto si rifiutava di pagarne il controvalore. Ora dovrà sborsare 33mila euro

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VIAREGGIO. Era sconvolto, quando ha saputo che banditi armati avevano rapinato la sua banca. Portando via orologi e gioielli, per un valore di decine di migliaia di euro, dalla sua cassetta di sicurezza. Ma ancora peggio si è sentito quando la filiale gli ha fatto sapere che non lo avrebbe risarcito, perché il danno era avvenuto «per cause di forza maggiore». Così il cliente ha deciso di fare causa all’istituto di credito, Banca Intesa. E il giudice gli ha dato ragione. Condannando la banca a pagare 33.000 euro per il bottino preso e mai recuperato.

Protagonista di questa vicenda è un correntista viareggino, Alessandro Orrao. Dopo la rapina, compiuta nell’agosto del 2009 nella filiale di Banca Intesa tra piazza Garibaldi e piazza D’Azeglio (oggi chiusa, leggi a fianco), Orrao chiede il pagamento del controvalore di orologi e gioielli portati via dalla cassetta di sicurezza. Ma la banca si rifiuta. Spiegando, tra l’altro, che il valore massimo consentito in una cassetta dell’istituto è di 5.200 euro. A quel punto Orrao, assistito dall’avvocato Roberto Polloni, denuncia Banca Intesa. E si va in giudizio.

Secondo il cliente, la banca non aveva messo a punto un sistema di sicurezza adeguato per proteggere la filiale. I banditi - ha sostenuto l’avvocato Polloni in giudizio - non hanno avuto difficoltà a penetrare nella banca, dopo essere entrati in una cabina Enel in via Cavallotti e aver sfondato un muro che la stessa cabina aveva in comune con la filiale. La banca ha respinto le accuse, sostenendo di aver preso tutte le precauzioni possibili, e ricordando che i banditi avevano minacciato con le pistole il direttore e i dipendenti. Obbligandoli ad aprire gli armadi corazzati che proteggevano le cassette di sicurezza. In ogni caso, ha aggiunto la difesa di Banca Intesa, anche ammettendo la responsabilità dell’istituto di credito non era possibile sborsare un risarcimento superiore ai 5.200 euro, perché quello era il valore massimo consentito per la custodia. E il cliente non aveva comunicato di aver depositato oggetti preziosi per un valore di gran lunga superiore.

Il giudice del tribunale di Lucca, però, ha dato torto alla banca. Sulla base del fatto che non ha fornito prove della presunta «forza maggiore» che avrebbe portato al danno. La rapina, ha spiegato il giudice, non è stata compiuta con mezzi altamente sofisticati, e la banca non aveva un sistema di difesa delle cassette così all’avanguardia. Tanto che i banditi si erano limitati a farsi consegnare le chiavi degli armadi corazzati e a scassinare le cassette con martelli e scalpelli. Il giudice, quindi, ha riconosciuto un danno di 33.000 euro, che dovranno essere rimborsati dalla banca al cliente.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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