Sicurezza
Il giudice ha deciso La Patrimonio chiude il 31 maggio
Il Tribunale concede solo sessanta giorni di tempo E dalla proroga sono esclusi gli impianti sportivi
VIAREGGIO. Due mesi di proroga per l’esercizio provvisorio della Viareggio Patrimonio dichiarata fallita, e non un giorno di più. Impianti sportivi esclusi. Signori si chiude, entro il 31 maggio. Con lavoratori e servizi da trasferire ad Asp e Mover, e tutte le gare ancora da fare. Il giudice Giacomo Lucente (Tribunale di Lucca) non ha concesso i sei mesi di proroga che l’amministrazione Del Ghingaro aveva richiesto tramite il curatore, Donato Bellomo. Lucente ha motivato nel dettaglio la propria scelta che stringe sui tempi. A partire dal fatto che «l’amministrazione comunale di Viareggio avrebbe dovuto provvedere, nelle more del periodo di svolgimento dell’esercizio provvisorio (concesso nel settembre 2015, per sei mesi, ndr) alla riassegnazione delle attività già svolte dalla società fallita e degli addetti relativi. Secondo un percorso individuato dal dottor Marco Marchi già liquidatore della Patrimonio, che prevedeva la ricollocazione dei 63 addetti».
Tutto ciò non è stato fatto nei sei mesi concessi ed il giudice insiste nell’analisi impietosa: «Ad oggi, scaduto il semestre di esercizio provvisorio, tale percorso non è stato nemmeno iniziato da parte dell’amministrazione comunale. Così che restano tuttora in capo alla fallita tutte le attività svolte fino alla dichiarazione di fallimento, compresa l’onerosa gestione degli impianti sportivi».
Ma non è finita qui. Per chiedere in tempo la proroga, l’amministrazione comunale (della vicenda si sono occupati gli assessori Laura Servetti e Valter Alberici) ha portato in consiglio comunale il 21 marzo scorso un ampio pacchetto di delibere da approvare, nonostante i pareri contrari dei revisori dei conti dell’Ente. Il giudice prende atto delle delibere inviate il giorno stesso al curatore Bellomo, ma sottolinea che «non viene in alcun modo motivato il mancato (totale) rispetto delle tempistica prevista dalla citata relazione di Marchi». All’epoca liquidatore della Patrimonio, al quale il sindaco Del Ghingaro affidò l’incarico di presentare istanza di auto fallimento della Patrimonio. Inoltre, si legge ancora nella sentenza, «il rinvio a futuri provvedimenti amministrativi, senza alcuna motivazione della loro mancata adozione nei mesi già trascorsi, nonché a future gare - i cui tempi sono per natura incerti, senza alcuna motivazione delle ragioni per cui tali gare non siano già state indette, conferisca alla richiesta di proroga dell’esercizio provvisorio natura di richiesta di proroga “sine die”, incompatibile con il disposto dell’articolo 104 della legge fallimentare».
A tutto questo si aggiunge il fatto che «la sostenibilità economico/finanziaria dell’esercizio provvisorio nè venuta meno, sia per l’emergere dei maggiori costi (come da dettagliato relazione del curatore), sia per la richiesta da parte degli uffici ragioneria del Comune di rimborso in prededuzione dei pagamenti effettuati, in virtù di lettera di patronage, ovvero di delegazione di pagamento per i mutui contratti dalla fallita, nonché per il prestito obbligazionario emesso».
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