Il Tirreno

Versilia

i ritratti

Una banda che si è sfaldata con le accuse a vicenda

Una banda che si è sfaldata con le accuse a vicenda

FORTE. Una mente, un killer, un palo. Con appoggi esterni non meglio definiti. Nelle motivazioni della condanna di Dana Raducan - a cui nel dicembre scorso la Corte d’Assise di Lucca ha inflitto...

2 MINUTI DI LETTURA





FORTE. Una mente, un killer, un palo. Con appoggi esterni non meglio definiti. Nelle motivazioni della condanna di Dana Raducan - a cui nel dicembre scorso la Corte d’Assise di Lucca ha inflitto diciotto anni per l’omicidio di Luana Mariani - si parla di «gruppo criminale unito». Un’unione che però non è durata molto: proprio le accuse reciproche hanno fatto sì che il ruolo di Dana - inizialmente considerata solo di supporto o di depistaggio delle indagini - si ingigantisse. Fino a diventare il cervello della banda. Subendo, appunto, una condanna a diciotto anni. Contro cui l’avvocato difensore della donna, Alessandro Fantappié, farà appello. Nel frattempo il legale ha chiesto e ottenuto la scarcerazione di Dana, per un problema legato all’estradizione - il reato che in quel momento le contestavano era calunnia e non omicidio. Ora Dana è a Pietrasanta, e non può uscire dal territorio comunale. Né fare capolino fuori di casa nelle ore serali.

Restano in carcere, invece, Madalin Paun, il killer, e Marcel Raducan, il “palo”. Nel giugno scorso il tribunale di Lucca, dove sono stati giudicati con rito abbreviato, li ha condannati rispettivamente a venti e a diciassette anni di reclusione. I loro legali hanno già fatto appello: si attende la fissazione della data per il processo di secondo grado a Firenze. Le dichiarazioni fornite da Paun - assistito dall’avvocato Tiziano Simi - e Marcel Raducan - tutelato da Elena Gori - nel processo in cui erano imputati sono state ritenute credibili dai giudici che hanno condannato Dana.

Dana, a sua volta, ha rispedito al mittente le accuse. Sostenendo che i due uomini vogliono solo metterla in mezzo per vendetta. E che l’idea è stata del pensionato Claudio Questa, a sua volta sotto processo per favoreggiamento (lo assiste l’avvocato Titano Trento Marsili). In ottobre si terrà questo ulteriore procedimento penale, che vede alla sbarra anche un’altra romena, Mioara Otet.

Per quanto riguarda il quarto componente della banda, il sedicenne chiamato “Il Grosso”, si è in attesa di conoscere l’esito del periodo di messa alla prova: al momento si trova recluso in una comunità di Firenze. Non ha evitato il processo, né la condanna: sarà il giudice del tribunale dei minori a valutare se la messa alla prova ha avuto buon esito. Solo in quel caso potrà dire di esserne uscito.

Nell’inchiesta sul delitto Mariani l’accusa è sostenuta dal sostituto procuratore di Lucca Aldo Ingangi. I familiari di Luana Mariani, invece, sono assistiti dagli avvocati Claudia Buratti e Filippo Tacchi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa