Il Tirreno

Versilia

«Ha soldi e oro» Così hanno deciso che poteva morire

di Matteo Tuccini
«Ha soldi e oro» Così hanno deciso che poteva morire

I banditi sapevano che la Mariani era in casa «Hanno accettato il rischio di doverla uccidere»

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FORTE. Volevano i soldi e l’oro di Luana. Sapevano che quel pomeriggio sarebbe stata in casa, o quantomeno ne erano quasi certi: la donna aveva 77 anni, viveva da sola nella sua casa di via Viner e aveva avuto problemi di salute, tanto da camminare male. Però questo non li ha fermati. E non li ha fermati neanche l’ipotesi che l’anziana potesse ribellarsi. Che potesse chiedere aiuto alla vista di due malintenzionati che entravano in quell’abitazione, di solito così tranquilla e silenziosa. Sapevano, insomma, che avrebbero potuto farle del male per ridurla al silenzio. Che avrebbero potuto ucciderla. E hanno accettato il rischio.

È questo lo scenario del delitto di Forte, avvenuto il 4 aprile del 2014, secondo la ricostruzione dei giudici della Corte d’Assise di Lucca. Che hanno condannato Dana Raducan, 25 anni, a 18 anni di carcere per l’omicidio di Luana Mariani. I giudici, nelle motivazioni della sentenza, affermano di credere a quanto rivelato da Madalin Paun, il killer - che ha picchiato e messo il foulard in bocca a Luana, soffocandola - e Marcel Raducan, marito di Dana, il “palo”. E cioè che l’idea della rapina è venuta a Dana, che conosceva sia Luana che la casa, per esserci stata dopo aver conosciuto il pensionato Claudio Questa, amico di Luana. Dana, dicono i giudici, ha spiegato ai complici dove prendere soldi e gioielli. E sempre lei ha coordinato il colpo, parlando più volte al telefono con il marito Marcel dal campo Rom di via della Sipe a Querceta, dove si trovava nel momento della rapina.

L’omicidio avviene nel primo pomeriggio, intorno alle 14. La mattina, tra l’altro, la polizia ha sgomberato il campo Rom di Querceta, dove i componenti della banda risiedono. In via Viner arrivano in tre in bici: Madalin Paun, allora diciannovenne, Marcel Raducan, 32 anni, e un quindicenne che chiamano il “grosso”, una specie di fratellastro di Paun. Mentre Raducan sta fuori di guardia, gli altri due entrano da una porta a vetri che dà sul giardino, che è aperta. Ed è lì che Luana li vede. E comincia a gridare. Paun le dà un pugno, la butta per terra, la lega e le infila un fazzoletto in bocca. Inizia la razzia: prendono anelli, braccialetti e 200 euro in contanti; sfilano anche i gioielli che la donna ha indosso. A un certo punto, però, qualcuno suona insistentemente al campanello. È suor Luigina Foresti - scomparsa di recente - preoccupata perché l’amica Luana non risponde. La suora vede due persone che si danno alla fuga e dà l’allerta ai familiari. Che trovano Luana riversa a terra, ormai priva di vita. Proprio le descrizioni che danno alla polizia la suora e i volontari che frequentano il campo Rom - uniti ai filmati delle telecamere in zona - indirizzano gli inquirenti sulla pista giusta. I banditi, nel frattempo, sono fuggiti in Romania. Dove hanno rivenduto la refurtiva. Dana si presenta spontaneamente in commissariato di Viareggio, ma per depistare le indagini: denuncia un albanese, poi rivelatosi innocente. Ma il cerchio, ormai, si è già stretto. Tutti e quattro vengono arrestati e per tre di loro - Paun e i due Raducan - arrivano tre condanne nel giro di un anno e mezzo.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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