Il Tirreno

Versilia

Troppi luoghi e persone da non dimenticare

di CORRADO BENZIO
Troppi luoghi e persone da non dimenticare

Abbiamo raccontato la gloria passata ma esistono i personaggi per ripartire

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di CORRADO BENZIO

N. on esistono operazioni nostalgia. Pensate a Bussoladomani e all’entusiasmo suscitato in Versilia dalla notizia che il sindaco Del Dotto riaprirà quell’area per grandi spettacoli.

La storia, la nostalgia, la cronaca del passato vengono declinate sempre al presente. È quanto ha voluto fare il Tirreno raccontando in questi giorni cosa rappresentano per Viareggio luoghi come la stazione, la pineta di Ponente, la Passeggiata. Oggi simbolo della crisi della città, ma testimonianze viventi di come sia anche possibile ripartire. Magari usando i toni duri del sindaco Del Ghingaro con i bar della Passeggiata. Certo il Comune deve fare il suo, per pulizia e sicurezza, ma quelle verande in plastica gridano vendetta. Soprattutto se si pensa che accanto ci sono capolavori del liberty e dell’arte Deco del Novecento. Con autori come Galileo Chini e Giovanni Michelucci.

Il «mi riordo» è divertente, struggente, appassionante gioco della memoria. I viareggini ne sono maestri anche se il vero grande sdoganatore è stato Federico Fellini. Il suo Amarcord non solo era un capolavoro (il Maestro di Rimini ci vinse il suo ultimo Oscar da vivo: quello alla carriera non conta) ma oltre la nostalgia c’era l’occhio sulla storia: raccontava cos’era l’Italietta dei tempi di Mussolini.

I luoghi di Viareggio raccontano non solo il tempo passato e la sua bellezza ma una costante del nostro carattere: genialità e cialtronismo. Bravi, troppo spesso, a seguire le indicazioni di altri. Impacciati – usiamo un eufemismo – quando si tratta di fare da noi.

Raccontava Pierre Trudinger, architetto e visionario svizzero, che quando il contadino solleva la terra nel palmo della mano gli resta una zolla. Ma quando il marinaio solleva l’acqua nel palmo di quella stessa mano, cosa resta? Nulla.

Siamo centometristi, ovvero amiamo la gara regina dell’atletica. Ma quando gareggiamo sul fondo abbiamo delle carenze. Siamo attori, registi, calciatori, scrittori (Sandrelli e Monicelli, Lippi e Maffei, Columbro e Giovanna, Tobino e Garboli: può bastare?). Meno scienziati, imprenditori, alti funzionari dello Stato.

Siamo i senzamemoria in un paese, la Toscana, dove nessuno dimentica. Da Montaperti fino alla battaglia fra Carrara e Massa per il nome della Provincia.

Paradossalmente abbiamo fin troppe cose e memorie da ricordare. C’è Viani e Tobino, c’è Puccini ma anche Giorgio Gaber. C’è la memoria della colonia inglese (dalla Chiesina al cimitero omomino) ma anche quella dei gay e della prima spiaggia di nudisti alla Lecciona, frequentata da personaggi come Florinda Bolkan e Sylvano Bussotti.

Andrebbe onorato Sergio Bernardini. Che lavorava a Focette e poi al Lido ma aveva da sempre casa a Viareggio, luogo che amava di un amore viscerale e dove organizzò l’ultimo spettacolo, quell’Alta Classe di cui molti non ricordano il triste finale. Al piccolo tendone piazzato alla piscina arrivò – prima della fine degli spettacoli – il conto del suolo pubblico. Lo firmò l’assessore Moscardini, esempio sommo di una persona limpida e onesta ma che non sapeva nemmeno dove si trovasse.

Lo stesso Mimmo D’Alessandro vituperato in vita – si fa per dire: è più vispo che mai – e ora adorato, ricercato, corteggiato perché torni a Viareggio. E sì, 70 anni fa, organizzammo il primo Sanremo. Cinquant’anni dopo ospitammo il primo Summer Festival. Entrambi emigrati altrove.

Bisognerebbe saperle le storie e anche raccontarle. Miles Davis, il sommo Miles Davis, fu portato da Mimmo a villa Puccini. Affascinato dal luogo disse alla stampa mondiale che voleva fare una Tosca jazz. Poi morì e addio.

Oggi quanti ospiti di Viareggio vengono portati a villa Puccini? Peccato che 15 anni fa Bocelli non comprò la casa ed il giardino di Turandot al Marco Polo. Lui che cantò, ragazzino, al Margherita ai tempi del Villeggiante al microfono.

La morte di Paolo Giusti è servita a ricordare cosa fu il torneo di calcio. Ma in pochi ricordano che dava del tu a Paolo Valenti e Nando Martellini. Che sapeva come muoversi in quella Rai figlia di una certa Dc. Che l’arrivo della squadra cinese coincise con i primi viaggi organizzati che un’agenzia italiana, in quel caso la mitica Turitalia, fece in quel paese ancora ferocemente comunista. A proposito, la Turitalia (a differenza di quanto scrive un quotidiano locale) fu fondata da Emiliano Bertuccelli, vulcanico personaggio di cui Paolo ed il fratello Francesco erano nipoti.

Ricordare quella Viareggio serve per ripartire, ricominciare. Giusto ieri Repubblica, ricalcando alcuni nostri articoli, sottolineava la rinascita della grande ristorazione viareggina, con 4 stelle Michelin nel diametro di un chilometro. Con Romano che da 50 anni sta al pezzo in via Mazzini e combatte, tutti i giorni, mattina e sera, la sua grande battaglia per la qualità.

Gli esempi virtuosi non mancano. Come Roberto Brunetti che ha accettato l’invito di riprendersi il Club nautico e rilanciarlo. Come Adolfo Lippi che sul nostro giornale martella il lettore ricordando quanta storia, anche solo del costume e dell’arte, è passata da qui.

Come Marcello Lippi che appena può parla bene di Viareggio e si presta a qualsiasi iniziativa a pro della città.

Come il fatto che importanti appassionati d’arte russi snobbino le gallerie di Pietrasanta e si concentrino sulle mostre del centro Matteucci, eccellenza italiana in fatto di studio della pittura dell’Ottocento.

Non pretendiamo di essere la capitale d’Italia, ma neppure la feccia. E quando parliamo di turismo il paragone va fatto, magari in peggio, con Cannes o Nizza e non con Spotorno o Igea Marina, Cecina o Grottamare, come pretenderebbe qualche giornalista di padule.

E comunque chi va a Cannes o Nizza vede – a parte i pochi giorni dei vari festival, a partire da quello del cinema – un turismo fatto di pensionati e poco più. Diverso è il contesto: pulizia e arredo urbano perfetto. Servizi – dai tram ai parcheggi sotterranei – cari ma efficienti. E la sicurezza? Un autentico disastro, fra scippi e rapine: in Costa Azzurra devi avere paura fin all’uscita di Nizza (ed infatti un megacartello vi avverte di possibili assalti di banditi).

Tutto il mondo è paese? No, tutto il mondo cerca di migliorarsi e non piangersi solo addosso come fanno i viareggini.

E allora è giusto ricordare, anche rinvangare, anche sottolineare cosa siamo stati. E non un secolo fa, ma almeno fino ad un quarto di secolo fa.

Poi il fatto che in porto siano allineati i velieri Perini targati Moratti, Berlusconi, Ennio Doris o gli yacht di Dolce & Gabbana, Valentino ed il patron della Tecnogym, dovrebbe riempirci d’orgoglio. Soprattutto farci lavorare perché tutta la Darsena riparta, dal chiosco dei giornali fino al kebab, dalla pizzeria al grande ristorante.

Per questo abbiamo raccontato tramite storie, aneddoti, personaggi, tre luoghi simbolo di Viareggio: stazione, pineta di Ponente e Passeggiata. Ma potrebbero essere molti di più i racconti. Dalla Darsena al Padule, dalla Lecciona a Torre del Lago. Ricordare i fasti, le occasioni colte e le tante perse, i personaggi belli e coraggiosi ma anche i malviventi che hanno infestato questa terra. Perché la Versilia è anche nera, e con un suo fascino perverso, demoniaco, esoterico. Come è libertaria ed anarchica. Come è provinciale e gretta. Come sia un mondo e come è la vita di tutti: sempre diversa.

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