Il Tirreno

Versilia

Il legale dell'imputato del delitto Iacconi: «Non c’entra con le botte al circo»

di Matteo Tuccini
Il luogo dove è avvenuto lo scontro
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Il luogo dove è avvenuto lo scontro

L’avvocato Nicoletti: la lite è avvenuta tra suo padre e un’altra persona, il ragazzo non era nemmeno presente. «Matteo si sta comportando bene in questo periodo, in caso contrario sa anche lui cosa rischia»

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VIAREGGIO. «Matteo non era lì: lui non c’entra niente con questa storia. Così come non c’entrano niente i caschi».

Nel giorno di Pasquetta, teoricamente di riposo, il cellulare dell’avvocato Giorgio Nicoletti squilla come al solito. E lui, come al solito, risponde. Con tono deciso. Il suo assistito, Matteo Della Ragione, è stato tirato in ballo nella lite avvenuta sabato mattina di fronte al circo Millennium in Darsena. Matteo, 18 anni, è imputato per l’omicidio del 34enne Manuele Iacconi, ucciso in un pestaggio a colpi di casco, e il ferimento dell’amico di Manuele Matteo Lasurdi: a novembre si terrà la prima udienza del processo, di fronte al tribunale dei minori di Firenze. Perché all’epoca dei fatti - era il 31 ottobre del 2014 - il ragazzo non era ancora maggiorenne. Non solo: la sua posizione è costantemente nel mirino. Un mese fa è stato sottoposto a sorveglianza speciale dopo che aveva colpito con una mazza un barista a Torre del Lago. Ecco perché, quando c’è stato il parapiglia al circo, l’uscita del suo nome - che è stato fatto da dei testimoni della scena - ha fatto scalpore.

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La ricostruzione dell’avvocato Nicoletti - che tutela sia il ragazzo che la sua famiglia - è però diversa. Molto diversa.

«Matteo - dice il legale - non era presente sabato mattina. C’erano, invece, i suoi genitori e le sue sorelle. Erano andati al circo in Darsena per far vedere gli animali alla più piccola. Quando hanno chiesto ai circensi se era possibile una cosa del genere, la replica è stata che era necessario pagare tre euro e mezzo. Ma la famiglia ha spiegato che, se doveva pagare, avrebbe preferito vedere lo spettacolo intero più tardi».

Nicoletti afferma che a quel punto «i circensi hanno cominciato a insultare con termini pesanti le donne. Che hanno chiamato Mario Della Ragione, papà di Matteo. Lui, e lui soltanto, si è recato sul posto in seguito alla lite».

Una lite in cui sarebbero rimasti coinvolti, appunto, solo il padre di Matteo e un’altra persona. «Ma senza conseguenze gravi: parliamo di qualche graffio o escoriazione in seguito all’uso delle mani. Con un referto minimo rilasciato dal pronto soccorso dell’ospedale. I colpi con i caschi? Non mi risulta affatto, anzi non capisco come sia potuta venir fuori una cosa del genere».

L’avvocato della famiglia Della Ragione, insomma, smentisce che si sia trattato di una rissa a colpi di casco. Una linea che il legale ritiene rafforzata dal fatto che quando il suo assistito ha sbagliato, lui è stato il primo a riconoscerlo. Com’è successo in occasione della rissa avvenuta nel novembre scorso a Torre del Lago, quando una barista è stato ferito con una mazza metallica proprio da Matteo Della Ragione. Dopo quell’episodio il giovane, su richiesta della polizia, è stato sottoposto a sorveglianza speciale: per un anno non potrà uscire di casa la sera, non potrà partecipare a riunioni o incontri pubblici, e non potrà stare insieme a chi ha avuto problemi con la giustizia. Che si tratti di persone già condannate o sottoposte a misure cautelari per motivi di sicurezza.

«In base a questo provvedimento - conclude l’avvocato Nicoletti - se il ragazzo fosse stato trovato sul luogo della lite sarebbe stato quasi automaticamente denunciato. Con il rischio di un’ulteriore privazione della libertà personale. Ma non c’è stata alcuna denuncia. Tengo, inoltre, a precisare che Matteo in questo periodo si sta comportando bene. Anche perché si rende conto di che cosa rischia in caso contrario».

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