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Da Marshall a Giorgio Gaber: Guerra, Dopoguerra e Boom

di CORRADO BENZIO
Da Marshall a Giorgio Gaber: Guerra, Dopoguerra e Boom

Il lungomare di Viareggio è una summa della storia, quella vera e quella del costume italiano: si è passati dai soldati della Buffalo ai gipponi della Celere ai tempi del congresso Msi fino ai parà di oggi

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VIAREGGIO. Al bar Manetti andava Rosaria Luconi, la più bella villeggiante della Versilia. Poi sarà maritata Panatta, ma non conta, era già celebre prima di sposare il beau romain, il bel romano come lo ribattezzarono i francesi dopo la vittoria al Roland Garros.

Al Principe si presentava una giovanissima, scatenatissima Gianna Nannini. Al Casablanca Gaber e Luporini. E qui per fortuna c’è ancora la targa che ricorda la celebre canzone.

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Pochi invece ricordano quando Roberto Benigni, non ancora premio Oscar, si presentava dalla Fauzia per offrire il caffè a babbo e mamma Isolina. I genitori del genietto di Vergaio passavano le vacanze alla Stella d’Italia, tre stelle in via Foscolo.

Se paragonati ai tristi tempi che ci toccano, ancora gli anni Settanta e gli Ottanta della Passeggiata fanno strabuzzare gli occhi. Trovavate le Sorelle del Mare e l’Emporio Armani, la boutique di Versace e quella di Valentino, i giacconi di Missoni che andavano a ruba da Gherardini e le boutique di Vivoli, Bozzi, Samuele Chelotti. E sono fantastiche le foto di Giorgio Armani e Michel York, appena reduce dal trionfo di Cabaret, a cena al Patriarca.

Enzo Brocchini, patron del celebre ristorante chiuso 15 anni fa, è stato l’ultimo ad ammainare la bandiera, l’ultimo a credere nella rinascita e nella rivincita di Viareggio. Al Patriarca scendeva un mondo misto. Da Renato Zero al «Califfo» (ce lo portava Franco Manetti, suo vecchio amico e in quei giorni titolare del caffè New York), da Benito Benedini – potente presidente di Assolombarda – a Nazario Luis da Silva, in arte Ronaldo, accompagnato da Branchini, suo manager con casa a Marina di Pietrasanta.

Da Brocchini si presentò anche Mauro Bolognini, il grande regista (pistoiese) che era in Versilia per i sopralluoghi di Vestivamo alla marinara, lo sceneggiato tratto dal libro di Susanna Agnelli. Fiction che mai uscì: Agnelli pretese di ricomprarsi i diritti dalla Rai. Non voleva che finissero in piazza, o peggio in tv, gli amori della mamma con Curzio Malaparte.

Del resto, racconta Aldo Valleroni, fu l’Avvocato a portare l’Anitona come attrazione ad una festa di addio al celibato. Eravamo al Caprice, la festa doveva essere del fratello, il clou fu la Ekberg nuda che ballava sul tavolo. I maschietti versavano champagne sul seno e si abbeveravano a quello che gli spagnoli chiamano il «soriso vertical».

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Questa era la Passeggiata. Felice Laudadio la ribattezzò la Croisette italiana, ma era qualcosa di più. Oggi la villa di Leopoldo Fregoli è in vendita, quella di Puccini è semi-abbandonata e quella che fu di Peppino de Filippo abbattuta.

Chi dimentica «Pappagone»? Racconta il figlio Luigi De Filippo che «papà ci portava in vacanza nella casa di Viareggio, ma sistemava l’amante al Principe di Piemonte. Quando l’incontrava in Passeggiata faceva finta di nulla, ma noi sapevamo tutto». Un classico.

Bellissime e storiche anche le foto di Totò e la prima moglie al bagno Amore, con lui sull’altalena. Siamo a metà anni Trenta. E chi le dimentica le altalene (e gli anelli) negli stabilimenti balneari. Quando non c’era ancora il ristorante, ma la vecchia bagnina ti lavava il costume ed era il bagnino – mai giovanissimo – che decideva a che ora, te bamboretto, potevi fare il bagno.

Perché la Passeggiata era un luogo a sé, ma al tempo stesso anche un mondo di passaggio. Di qua là spiaggia, il caldo, gli amori alla luce del sole. Di là la pineta con l’ombra, i giochi, le passeggiate romantiche con la prima fidanzata, magari di Agliana o Santa Croce.

Gli amori. Tanti, passionali, famosi. Al vecchio Astor, lo ricorda Adolfo Lippi, ci fu una tre giorni di fuoco fra Mina e Walter Chiari. Nello stesso hotel Liberty avvenne uno dei primi amplessi fra Fausto Coppi e la Dama Bianca. Questa testimonianza la dobbiamo a Moreno Bucci.

Fernando Botero ricorda i primi anni in Versilia alloggiato al nuovo Astor. Gaber, invece andava al Plaza.

Dieci anni fa moriva Oriana Fallaci. Quando la malattia non le dava più tregua volle passare – in totale incognita – tre giorni al Principe per rivedere la Viareggio della sua infanzia.

Al Principe ha dormito a lungo anche Rubert Murdoch, detto lo «Squalo». Il re dei media mondiali era in città per il varo del secondo yacht da Perini.

Grandi alberghi, bei caffè, boutique si direbbe oggi esclusive. Pochi giorni fa c’è stato un omicidio in Passeggiata. Eppure sembrano i giorni di una pur pallida ripresa. A maggio Cannes ospiterà il film di Paolo Virzì, un roadmovie con scene in Passeggiata. Si vede anche il Fappani ritrovato. Intanto a giorni aprirà al 5° piano del Plaza il Lunasia, ristorante con stella Michelin che Salvatore Madonna ha spostato da Tirrenia a Viareggio. Alla guida c’è Luca Landi. Bello immaginare che la Passeggiata si apra e si chiuda con un grande chef, visto che al Principe c’è Giuseppe Mancino, conquistatore delle uniche due stelle Michelin mai assegnate in Versilia.

Ci salverà anche un questo caso il cibo? Chissà. Certo i budini di Galliano sono considerati i migliori della Toscana e Mimmo D’Alessandro li esporta ovunque organizzi concerti. E che dirà della vecchia Rusticanella? Aperta nel 1965, continua a preparare la migliore versione italiana di pizza e patate.

I più grandicelli ricordano anche la Stella del mare, ribattezzata anche «Stella del trivio» per un certo atteggiamento grossier. Oggi invece spopola il distretto del fritto. Stelle Michelin, conti da 200 euro e baracchine del calamaro dorato: Viareggio è ormai questo gran bazar. Ancora una volta sgomenta una constatazione: basterebbe tenere Viareggio pulita e sicura per campare di vera rendita. Già Tobino sulla Spiaggia e di là dal molo – uscì giusto 50 anni fa per la Mondadori – parlava di una Passeggiata diventata democratica, dove anche gli operai esibivano la moglie. Magari un po’ panzuta, tipo la moglie di Sordi nelle «Vacanze intelligenti». Ma che vuol dire? Non tutti possono pensare di esibire il fisico di Ombretta Colli nella celebre foto anni Ottanta che pubblichiamo in pagina.

Per fortuna, ad attrarre, resta sempre questa idea di libertà che piace a tutti: milanesi e aretini, parmigiani e spezzini.

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Chissà se piacque anche George Marshall. Pochi mesi fa pubblicammo questa foto inedita del generale usa che entra al Principe bagno. Un regalo che ha fatto al Tirreno l’avvocato Roberto Pocci, appassionato storico dell’età moderna di Viareggio.

Marshall fu un grande generale della Seconda guerra mondiale, ma soprattutto – da segretario di Stato Usa – l’uomo della rinascita dell’Europa occidentale, autore del piano di aiuti che portò il suo nome.

Se Cannes esibisce sulla Croisette i nomi dei film vincitori della Palma d’oro, perché Viareggio non può esibire le foto dei personaggi che hanno solcato questi due chilometri di lungomare. Una memoria che non sia solo nostalgia, ma testimonianza di una grande tradizione se non vogliamo usare il brutto termine di passato.

Una memoria anche politica. La Passeggiata ospitò due congressi di svolta: uno del Msi e l’altro Pdiup. La Celere coi gipponi in Passeggiata in quei giorni conteneva le passioni politiche. Oggi i gipponi della Folgore servono più prosaicamente a contenere gli spacciatori. Ma cambiare si può.

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