Sicurezza
Bullismo tra bambini, sos di un padre
Viareggio: "Il mio bambino preso di mira da coetanei, voleva smettere di andare a scuola: aiutateci"
VERSILIA. Da un mese e mezzo esce di casa solamente per andare a scuola. Poi, al ritorno, si rinchiude nella sua cameretta: poche parole, silenzi, molta rabbia che va a infrangersi contro la finestra che si affaccia sul resto. È poco più di un bambino - il nome così come il comune versiliese in cui vive con la famiglia non ve lo diciamo per tutelarlo - ed evita il mondo che lo circonda, il suo mondo, perché ne ha paura e vergogna: lo trova ostile. Alla sua età un’etichetta, per quanto astrusa e scollegata dalla realtà, se sbattuta in faccia giorno dopo giorno da quelli che ritieni i tuoi amici può arrivare a rendere il tuo vivere quotidiano impossibile. E allora finisce che ti schermi, ti rendi inaccessibile.
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A spiegare il disagio che sia vivendo questo ragazzino è il padre. «Mio figlio - dice il genitore - è seguito da una psicologa: prima era un ragazzino come tanti, spensierato, straripante di entusiasmo e con la voglia di stare insieme agli altri. Poi un gruppetto di coetanei, così senza un motivo particolare, lo ha cominciato a prendere di mira. Offese, cattiverie, volgarità. Pronunciate da bambini a cui, a stento, addebiteresti tanto. Eppure è proprio così. E mio figlio, piegato da quelle parole, a poco a poco si è come spento. Un suo amico mi ha detto che un giorno, esasperato, ha cercato di reagire, ma ha rimediato minacce e altri insulti. In particolare da un ragazzino che fisicamente e psicologicamente lo sovrasta. E, a suo modo, perché sempre di bambini, che siano vittime o meno stiamo parlando, lo terrorizza. La verità è che i bambini sanno essere spietati e senza pietà, talvolta. Ma quando c’è tanta violenza con le parole, fra i nostri figli, allora noi adulti abbiamo il dovere di infrangere questo silenzio. Dobbiamo fare qualcosa e affidarci, per aiutarli, a chi ne sa più di noi. Il bullismo fra i bambini è anche forse il fallimento di noi genitori che non riusciamo più a comunicare con loro».
Il genitore di tanto in tanto sospira e deglutisce nervosamente. Ci ha contattato lui stesso perché «non parlare pubblicamente del bullismo - sottolinea - è una cosa sbagliata. Ci sono decine di casi, mi è stato riferito, soltanto nella nostra zona. E molti altri non emergono".
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"Così come è sbagliato - prosegue - voltare la testa da un’altra parte quando il problema ce l’hai invece davanti ai tuoi occhi. E non vuoi o non riesci a vederlo. In questo ultimo mese - aggiunge l’uomo - mia moglie ed io ci siamo confrontati con la psicologa: per capire come aiutarlo e dove abbiamo sbagliato. Bisogna parlarne, anche se è tutto difficile e hai sempre paura di creare un ulteriore danno a tuo figlio. Il nostro bambino si è confidato con noi dopo giorni di mutismo: voleva smettere perfino di andare a scuola".
"È arrabbiato con sua madre, con suo padre. Prova un forte rancore: la psicologa dice che è una fase, che è confuso e appunto terrorizzato. E che deve ritrovare la sua età di bambino. Sono andato a parlare con il genitore dell'amico che lo ha preso di mira: purtroppo non credo che le mie parole, dette a quel genitore, siano servite a molto: talvolta noi adulti non riusciamo proprio a riconoscere o ad ammettere che abbiamo un problema a rapportarci con i nostri figli. E invece il mio consiglio è che non bisogna fermarsi all’apparenza, che chiedere aiuto a chi ne sa più di noi è fondamentale ed ammettere la propria impotenza di fronte a certe situazioni è il primo passo verso la soluzione".
"Ecco perché parlo di tutto questo ad un giornale: altri genitori sono nelle nostre condizioni, ma preferiscono non approfondire e non affrontare. O forse non danno importanza a certe insofferenze. A certi segnali, che pure si manifestano anche in maniera evidente. Ed è così facendo che fanno del male ulteriore ai propri figli. Il bullismo, di questo mi sono convinto, si affronta senza vergogna e smettendo di nascondersi».
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