Il Tirreno

Versilia

Qui nacquero Sanremo e il tennis Era la nostra piccola Disneyland

di CORRADO BENZIO
Qui nacquero Sanremo e il tennis Era la nostra piccola Disneyland

Ci hanno giocato i rampolli Moratti e i Maldini e Mina portava il figlio Massimiliano a vedere i burattini Ma ha sempre avuto i suoi buchi neri: dove si spacciava l’eroina o si pagavano i ragazzini di vita

5 MINUTI DI LETTURA





di CORRADO BENZIO

Era la nostra Disneyland: casereccia, ma tanto affascinante. C’erano (ci sono ancora) la pista di pattinaggio e il trenino, i pony con tanto di pista dove far correre i calessini, il «grillo» e la carrozzina da affittare. C’era (c’è ancora) Pippo, il dirigibile che porta i bomboloni dalla cucina al chioschetto del Gatto Nero. E ci sono ancora il minigolf del Pirata, le giostre, il circolo del tennis, anzi ce ne sono due. C’era e c’è ancora il bocciodromo.

Purtroppo non ci sono più Masticabrodo e Fagiolino, i protagonisti del teatro dei burattini. Dicevano «Buonasembola» invece di buonasera. A salvarli quel poeta dal cuore di bambino che è Gionata Francesconi. A scriverne anche Mina, che ricordava i giorni in cui ci portava il figlio.

Oggi, perlomeno, la pineta di Ponente, è pulita. Per chi non lo sa, l’attuale lindore si deve all’ingente contributo partorito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Che ora, dopo avere tolto cicche e sacchetti di plastica, prova ad eliminare anche spacciatori, scippatori, prostituti ed altri malintenzionati. Lo farà installando telecamere e nuova illuminazione. La pineta di notte non sarà mai totalmente sicura, ma almeno non si dovrà scappare alle prime luci dell’imbrunire.

In pineta a Viareggio si sono fatte cose che oggi appaiono inimmaginabili. Si giravano film, come Tombolo paradiso nero e Frenesia dell’estate (con Philippe Noiret che interpreta un maestro di cavallini). Qui si inventano eventi che entreranno nella storia d’Italia: il festival della canzone italiana (poi di Sanremo) nasce alla Capannina del Marco Polo, mercè Sergio Bernardini. E non è una leggenda metropolitana. Lo sancisce Gianni Borgna, intellettuale gramsciano del Pci, e lo scrive nel libro «La grande evasione» prima storia di quel festival che nasce proprio sulle rive del Tirreno.

La pineta di Ponente ospita un circolo del tennis più antico del Foro Italico. E quel torneo finito negli anni Settanta grida ancora vendetta. L’ultima finale, dovrebbe essere il 1973, fu Ilie Nastase, lo zingaro, contro il ceco Ian Kodes, poi il buio. Il tennis diventava sport professionistico, servivano i soldi per pagare i giocatori. E a Viareggio la legge della città è questa: si inventa qualcosa perché siamo geniali. La perdiamo quando si passa al vero professionismo perchè siamo cialtroni e dilapidatori del nostro talento. Dopo Sanremo e il tennis, il terzo esempio sommo è la Viareggio-Bastia-Viareggio.

E pensare che il torneo di tennis vedeva sempre protagonista Nicola Pietrangeli uno dei pochissimi – come ricordava lui stesso - «che insieme a Gianni Agnelli aveva il conto aperto alla Capannina». In questo caso quella di Franceschi a Forte.

Questa era la pineta dove sono cresciute generazioni di viareggini. Dove Marcello Lippi impara a giocare a pallone, insieme a Gedeone Carmignani e Mannini. Dove trovavate a fare jogging il più grande arbitro del mondo. Dove sono cresciuti anche i rampolli di casa Moratti (con villa a fianco del Principe) e dei Maldini (Cesare, il capostipite, ha casa in via Vittor Pisani).

Nel 1969, l’anno del discrimine, diventerà famosa anche per il caso Lavorini. I ragazzi del bocciodromo erano quelli che si masturbavano a vicenda. E quelli che andavano oltre si prostituivano ai lati di via Cadorna, allora aperta, e via Zara. Quel pezzo di pineta fra via Marco Polo e la fossa dell’Abate era veramente terra di nessuno, fin dalle prime ore del pomeriggio di quegli inverni senza sfoghi (se non i peggiori, comprese le carte).

Erano e sono rimaste le strade del turismo gay, ante-litteram. Vittime di sesso e violenza fu Umberto Bindi. Il cantautore del Grande Concerto («Ovunque sei, mi troverai...»)non si riprese più da un incontro ravvicinato con un prostituto che lo mandò all’ospedale e soprattutto sulle pagine dei giornali di destra, compresi i quotidiani locali. La pubblicità su quell’episodio, ricorderà anni dopo l’amico Gino Paoli, lo distrusse. L’omosessualità, anzi la pederastia, anzi l’essere invertito come scrivevano 50 annio fa, era una colpa se non più un reato.

In pineta Alberto Arbasino localizza un veloce rapporto e (lui appoggiato ad un pino) fra la protagonista ed il bel meccanico della Bella di Lodi, romanzo che diventò un film con protagonista Stefania Sandrelli. La Bella di Viareggio viveva in via Etruria, angolo Maroncelli, la pineta era uno dei suoi regni.

Sul lato di via Fratti vi si affacciavano decine di piccole pensioni e di affittacamere con pasti. Su viale Buonarotti, invece c’erano ville storiche, come quella di Puccini.

Al Maestro era intitolato il maestoso teatro all’aperto che venne innalzato in pineta. Voluto dall’Opera nazionale dopolavoro, ospitò le opere. Dopo la guerra venne ridotto ad arena cinematografico. Negli anni Sessanta venne buttato giù, ma le sfide più eroiche a calcio si facevano ancora «al Puccini» (poi alla Fontanella): lo spiazzo lasciato libero dal teatro – niente pini nè arbusti – era perfetto per sfide 11 contro 11 che duravano fino al tramonto.

C’era tutto in pineta. Compresa l’ottima pizza sottile sottile dei Barsotti al Pino sul Tetto, le granite dei chioschetti, i bomboloni del chiosco al Laghetto dei cigni. Luogo romantico ma anche riservato ai bambini.

Ai teenager si aprivano invece le piste del Trocadero. Balera di serie C ospitava le feste del bagno. Quello con la miss che veniva da Prato, il ragazzino divertente da Pistoia, quello furbo da Montecatini.

In pineta si andava per «merendare», ma ai noi ragazzotti viareggini faceva molto ridere quel toscano dell’entroterra, oltre Serravalle per intenderci. Quella campagna ex mezzadra dove si tagliava con la «coltella» e ci si sistemava i capelli con la «pettina».

Ad animare le feste dei bagni c’era anche Aurelio Martinelli, sì il mitico Aurelio. Animatore e chaperon di quelle mamme che oggi si chiamerebbero milf ma al tempo erano semplicemente tardone.

Tutto questo oggi è sfregiato dallo spaccio, ma non comincia l’altro ieri. Fin dagli anni Settanta i giovani bene di Viareggio si rifornivano di ero dietro i cespugli del tennis. Poi sono arrivati i marocchini, sostituto del classico pusher locale, con una aggravante: il magrebino non ha paura. La galera non lo spaventa e le forze dell’ordine non ci danno più. Tanto sanno che è roba inutile, foriera solo di grane.

La trasgressione delle prime mutandine viste ad una ragazze sotto un pino oggi sarebbero cose da cinema di San Paolino. Però quell’aria trasandata da vecchio luna park sul mare potrebbe avere il suo fascino. E basterebbero già imprenditori vogliosi di investire. Guardate cosa è diventata la vecchia Casina Rossa sotto la nuova dinamica gestione e come il Buonumore guidato da Amelio Fantoni sia finita su tutte le guide gastronomiche.

Ancora una volta Viareggio verrà salvata dal cibo, dalla sua cucina? Forse. Intanto la pineta di Ponente, ritrovata la pulizia ha bisogno soprattutto di sicurezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web