Il Tirreno

Versilia

Saetta si riprende il suo tesoro Sei milioni tra case, negozi e auto

di Matteo Tuccini
Saetta si riprende il suo tesoro Sei milioni tra case, negozi e auto

La Corte d’Appello ha confermato le condanne per l’assalto al Suv ma ha annullato la maxi-confisca Nel patrimonio immobiliare l’attico di via di Montramito, appartamenti in piazza Mazzini e al Varignano

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VIAREGGIO. Un vecchio adagio dice: articolo quinto, chi ha i soldi in mano ha vinto. Se così è, possono essere soddisfatti gli avvocati di Vincenzo Saetta, 44 anni, e degli altri condannati per la vicenda dell’assalto a colpi di pistola al Suv di un rivale. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato le condanne dei loro assistiti, con una riduzione della pena (vedi a fianco). Ma ha annullato la confisca di tutti i beni che erano finiti nel mirino degli inquirenti. Che li ritenevano acquistati grazie all’attività criminale, in particolare l’usura e l’estorsione.

Parliamo di un patrimonio stimato dalla Guardia di finanza in sei milioni di euro, tra case, negozi, auto e conti correnti aperti in città. Tutti beni che ora rientrano in possesso di Saetta e dei suoi familiari. A partire dall’attico in via di Montramito, luogo di residenza a Viareggio (anche se ora Vincenzo Saetta è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Prato).

La confisca - che significa finire nel patrimonio dello Stato - era scattata nel luglio del 2015, dopo la condanna a sedici anni per usura ed estorsione, inflitta a Saetta dal tribunale di Lucca. Il provvedimento di confisca era stato deciso dal tribunale - ed eseguito dalla Guardia di finanza - perché i beni che secondo l’accusa sono riconducibili a Saetta, a suo fratello Marco e a Salvatore Cocige sarebbero stati frutto del crimine.

In particolare - secondo quanto ricostruito in un processo durato cinque anni - sarebbero stati i proventi di prestiti a usura ai danni di professionisti e casalinghe versiliesi. Secondo le Fiamme gialle, questo enorme patrimonio era intestato a quattro prestanome, e nascosto dietro dichiarazioni dei redditi dei Saetta e di Cocige definite «irrisorie». Ma questa impostazione è stata sempre contestata dagli avvocati difensori. Che ritengono impossibile un’ipotesi del genere. Soprattutto per beni come la casa di via di Montramito, acquistata anni fa dalla famiglia Saetta. Ecco perché gli avvocati avevano chiesto alla Corte d’Appello che i beni venissero restituiti.

Nell’elenco figuravano undici immobili tra Lucca e Viareggio: tra questi due appartamenti al civico 8 in piazza Mazzini, ma anche quattro case di tipo più economico al quartiere Varignano. Erano state confiscate anche attività commerciali: il parrucchiere Vargas e il centro estetico Le Manie - situati nello stesso fondo di via Fratti - e la gioielleria Vin gold, sempre in via Fratti. Nel conto c’erano anche due fondi commerciali in via Fratti e in via Pucci, undici veicoli tra auto e moto, più vari conti correnti aperti negli sportelli di banche e Poste italiane presenti in città. Altri provvedimenti di confisca erano stati fatti in provincia di Napoli, per un totale di una cinquantina di beni, tutti ritenuti appartenenti ai Saetta. Il valore complessivo del patrimonio è stato stimato, appunto, in sei milioni di euro. I beni erano già stati sequestrati in passato a scopo preventivo ed erano amministrati dallo Stato; se il provvedimento di confisca fosse divenuto definitivo sarebbero passati sotto la proprietà pubblica. Tra gli inquirenti, che vedono sfumare un lavoro di anni, bocche cucitissime sulla decisione dei giudici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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