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Versilia

LA PAURA CHE DILAGA

Scendere dal treno e scappare È la regola dei pendolari

Scendere dal treno e scappare È la regola dei pendolari

VIAREGGIO. Arrivano la mattina, più o meno verso le 9, carichi di bevande alcoliche. Vodka, birra e quant’altro. Arraffano tutto nei supermercati della zona, talvolta nascondendosi le bottiglie sotto...

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VIAREGGIO. Arrivano la mattina, più o meno verso le 9, carichi di bevande alcoliche. Vodka, birra e quant’altro. Arraffano tutto nei supermercati della zona, talvolta nascondendosi le bottiglie sotto il giubbotto o dentro lo zaino, ovviamente senza passare dalla cassa. Lo sanno le forze dell’ordine, lo sanno i direttori dei punti vendita, che quando li scoprono chiamano il 112 per denunciare quella che ormai è diventata una prassi giornaliera.

La zona della stazione è terra di nessuno. Così la chiamano i viareggini. Dieci, quindici persone - secondo chi ci vive e lavora - restano lì, piantati tutto il giorno nella piazza intitolata a Dante Alighieri, fino a notte fonda. E vodka dopo vodka, birra dopo birra, spesso davanti agli occhi dei pendolari e dei passanti scoppia la rissa. Magari per un nonnulla. Quel tratto di via Antonio Cei è pericoloso da parecchio tempo, non da oggi. È passata una settimana dall’aggressione della campionessa 18enne Arianna Mazzoni, picchiata nel vicino sottopasso della Rondinella per poi essere rapinata, ma la situazione non è cambiata. La mattina, dopo l’ora di pranzo, la sera: fuori dalla stazione ci sono sempre le stesse persone. Se non sono tutte insieme, sono divise in gruppetti: qualcuno davanti al bar, altri dalla parte opposta della strada. Sono stranieri, la maggior parte provenienti dal nord Africa, ma la loro nazionalità non è importante. L’aspetto fondamentale è che la loro presenza, anche e soprattutto per il giro di spaccio che interessa piazzale Dante e vie limitrofe, genera insicurezza, al punto che quando fa buio non è assolutamente consigliato fare due passi in zona.

Lo sa bene Folco Papanti, proprietario del Buffet della stazione, l’unico bar aperto della struttura. «Lavoriamo nel degrado più totale - afferma il titolare - e ora sarò costretto a licenziare tre persone proprio perché, a causa di queste persone malintenzionate, perdo continuamente clienti. Io resto aperto fino all’una, ma dalle 19 in poi devo per forza rimanere con due dipendenti, pur non servendo neanche un bicchiere d’acqua. Con un barista solo, rischierei continuamente le rapine». Papanti ieri sera ha offerto i caffè ai partecipanti del presidio organizzato dai viareggini proprio per riprendersi in mano la stazione, un gesto simbolico per rendere quel luogo più civile. «Sono con loro - spiega il proprietario del bar - perché questa situazione la vivo ogni giorno. Al pomeriggio sono ubriachi, entrano dentro il mio locale chiedendo altre birre. Se do loro retta rischio una multa da parte della polizia ma, in caso contrario, possono minacciarmi di distruggermi il locale».

Uno dei problemi della zona - secondo alcuni dei lavoratori - è l’orario ridotto della Polfer. Gli agenti, alla sera, non ci sono, ma è proprio quando fa buio che la situazione precipita. «Una volta un ragazzo di colore mi attraversò la strada davanti con una pistola in mano - ricorda Gabriele Giorgetti, tassista spesso di turno la notte - e gli cadde in terra il caricatore. Stava andando dall’altra parte della via, dove ci sono alcuni kebab». Secondo il conducente servono più controlli, ma soprattutto pene certe per chi delinque, dal momento che alla stazione sono quasi sempre le stesse persone a rendersi protagoniste dei disordini. «Dentro l’atrio di solito non succede nulla - aggiunge Michele Bacci, da due anni titolare dell’edicola all’interno dell’edificio - ma fuori è diverso. Quando porto via l’incasso, la sera, non sto certo tranquillo». L’edicolante, due anni fa, ha subìto un furto. «Ero appena arrivato - confida - e di notte mi sono entrati nel chiosco. Dopo ho installato un sistema di allarme e non è più successo niente».

Anche i pendolari, che quotidianamente frequentano la stazione, hanno paura. Francesca Picchi abita a Lido di Camaiore e ogni mattina da Viareggio prende il treno per Lucca, dove frequenta la quinta liceo scientifico. «La stazione è un posto che necessita sicuramente di un maggior controllo da parte delle forze dell'ordine - sostiene l’alunna 18enne - e non ci si sente sicuri né al suo interno, né davanti all'edicola, né tanto meno al bar, per non parlare del piazzale esterno. È luogo di ritrovo per extracomunitari, che in genere sostano principalmente davanti, ma anche sul retro della stazione. Nelle fasce pendolari - continua Francesca - si sta leggermente più tranquilli, ma con un po' di buio è bene stare attenti. Lascio malvolentieri la macchina o il motorino, perché gli atti di vandalismo non mancano».

Chi lavora e frequenta la stazione, insomma, convive quotidianamente con la paura di essere aggredito. I pendolari salgono sui binari subito prima di prendere il treno e, una volta ritornati, montano immediatamente in auto per scappare via. Perché la stazione di Viareggio è un luogo da evitare, dove l’unica regola è transitare alla massima velocità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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