Il Tirreno

Versilia

In piazza per riprendersi Viareggio

Stefano Taglione
Caffè offerti a partecipanti del presidio in stazione
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Caffè offerti a partecipanti del presidio in stazione

Centinaia di persone hanno partecipato all'iniziativa organizzata alla stazione contro gli spacciatori

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VIAREGGIO. Qualcuno il caffè ha deciso di pagarselo da solo, a tutti gli altri è stato offerto. Circa 250 persone, la sera di lunedì 21 alle 21, si sono ritrovate fuori dal bar della stazione per dire no agli spacciatori, raccogliendo l’invito promosso su Facebook da Paolo Baroni, grande amico della famiglia di Arianna Mazzoni, la 18enne campionessa di canottaggio aggredita e rapinata una settimana fa nel sottopasso della Rondinella.

È stata senz’altro questa la goccia a far traboccare il vaso e che - dopo tanti episodi violenti - ha spinto ancor di più i viareggini, in massa, a scendere in piazza a favore della legalità, per riprendersi in mano (seppur simbolicamente) una zona della città in pieno degrado e fuori controllo, come del resto denunciano da tempo pendolari e lavoratori.

Giovani e anziani. Di fronte all’ingresso del bar della stazione ci sono persone di tutte le età. C’è Nadia Barghigiani, che un anno fa proprio nell’atrio poco distante ha rischiato di essere aggredita da un malvivente. «Mi stava inseguendo, aspettava che entrassi nel sottopassaggio - dice la signora - ma appena me ne sono resa conto sono scappata all’esterno. Siamo prigionieri in casa nostra, non è giusto».

Gigliola Gori, infermiera all’ospedale Versilia, non voleva assolutamente mancare. Lei - «viareggina da 50 anni» - vorrebbe rivedere la sua città sicura come lo era 25 anni fa. «Prima una donna poteva uscire liberamente - denuncia la dipendente sanitaria - ora non più. Ai miei figli ho fatto divieto assoluto di frequentare questa zona, come del resto la Darsena. C’è da avere paura».

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Andrea Parodi è un giovane padre di famiglia e sua figlia, di 16 anni, ogni giorno prende un treno per andare a scuola. Da genitore vive con la paura addosso e anche lui è sceso in piazza per riprendersi in mano Viareggio, iniziando appunto dalla stazione ferroviaria. «Sono molto preoccupato - dice - perché qui manca la parola legalità».

Non poteva mancare, in mezzo alla folla, il bel viso di Arianna Mazzoni. È stata per quasi tutto il tempo accanto al padre Riccardo e, seppur ancora scossa dall’aggressione subìta, è contentissima per come la città ha risposto all’appello dell’amico Paolo. «Mi fa veramente piacere», dice emozionata la giovanissima atleta della Canottieri Viareggio. «Speriamo che ciò che le è capitato - aggiunge il babbo - possa evitare il ripetersi di episodi di questo tipo».

E Riccardo Mazzoni non può che essere entusiasta. «Arianna è conosciuta, adolescente - dice - e forse l’aggressione ha colpito molto di più l’opinione pubblica proprio per questi due motivi. Speriamo solo che non succedano più».

Insieme a cittadini di tutte le età, arrivati spontaneamente per solidarizzare con la nota famiglia viareggina, nella zona della stazione ci sono anche i ragazzi del motogruppo Tartarughe lente e quelli del Gruppo di cammino di Torre del Lago, rigorosamente con la pettorina fosforescente. Tutti per dire dire basta agli spacciatori che popolano piazza Dante e le vie limitrofe.

Perché Viareggio è davvero stanca di essere sfregiata. E dopo tutti quei caffè offerti ai tanti partecipanti, forse la consapevolezza della gente è ancora più forte. I viareggini vogliono veramente riprendersi in mano la loro bella città. Per toglierla definitivamente agli spacciatori.

@taglions

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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