Il Tirreno

Versilia

La Patrimonio va a chiudere i servizi a Mover e Asp

di Donatella Francesconi
La Patrimonio va a chiudere i servizi a Mover e Asp

Oggi il voto in consiglio comunale. Su entrambe le operazioni il no dei revisori Granaiola (Pd): si chiude un'epoca buia della storia recente di questa città

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VIAREGGIO. Il consiglio comunale è fissato alle 9 di questa mattina per affrontare il nodo galassia delle partecipate. Ma la giornata inizia molto prima: alle 7 è infatti fissato il consiglio di amministrazione della Mover, società della sosta pubblico-privata (Comune ed Impresa Del Pistoia) che deve approvare il Piano finanziario 2016-2018 parte integrante delle delibera con la quale il Comune passa dalla Viareggio Patrimonio alla stessa Mover il servizio di pubblica illuminazione (e la riscossione delle multe fatte dagli ausiliari del traffico) e tredici dipendenti.

Ieri sera, inoltre, un altro colpo di scena si è aggiunto alla complessa vicenda che approda oggi al voto dei consiglieri comunali tra in quali - nella tarda serata - si è diffusa la notizia del parere contrario dei revisori dei conti alla delibera di trasformazione dell’Azienda speciale pluriservizi. Che diventa Srl, assume al proprio interno il servizio di riscossione tributi ed assume fino ad un massimo di trentadue dipendenti della Viareggio Patrimonio. Oggi sarà disponibile per tutti i consiglieri il verbale dei revisori e saranno così note le motivazioni del nuovo parere contrario espresso dai revisori dei conti del Comune (presidente Daniele Limberti con i colleghi Claudio Pucci e Salvatore Suriano).

Il passaggio di oggi è cruciale per le vicende amministrative viareggine che hanno al centro il dissesto dei conti pubblici. La Viareggio Patrimonio, nata nel 2006 (Giunta Marcucci), avrebbe dovuto essere la soluzione allo zoppicare del Comune di Viareggio che nel 2003 la Corte dei Conti già metteva in evidenza. Quando nel 2013 è arrivata l’ispezione del ministero delle finanze (Mef) cos’era diventata la società pubblica è stato portato all’attenzione di tutti. A cominciare dal fatto - scriveva all’epoca l’ispettore Luciano Cimbolini - che «i documenti acquisiti, sia pur qualificati come conti di gestione contabile non hanno i requisiti minimi per essere qualificati come tale».

In mezzo ci sono stati “parentopoli”, vicenda che aveva visto assumere (ancora amministrazione Marcucci) buona parte del personale senza selezione pubblica e tra questo alcuni parenti di amministratori e dirigenti pubblici, ma anche i ventiquattro milioni di tributi riscossi che la Patrimonio dal 2012 non ha più versato al Comune. Ed oggi (la Patrimonio è stata poi anche guidata da amministratori del centrodestra con la Giunta Lunardini e da un amministratore unico con la Giunta Betti), grazie al curatore fallimentare, si apprende che il sistema informatico della società di riscossione dei tributi «ha un buco», «non ha antivirus» e molti altri difetti. Che passeranno ad Asp insieme ai dipendenti.

«Siamo favorevoli a rivedere e ristrutturare tutte le partecipazioni del Comune e l’organizzazione dei servizi», si legge nel comunicato diffuso dall’assemblea del Partito democratico: «È però necessario che i provvedimenti siano accuratamente motivati dal punto di vista delle compatibilità economiche e finanziarie e della legittimità, perché non vorremmo che tra pochi anni anche Asp e Mover facessero la fine della Viareggio Patrimonio. Trasferire il servizio tributi a Asp senza avere analizzato le ragioni per le quali la Patrimonio non è riuscita a riscuotere i tributi e quindi come debba essere diversamente organizzato il servizio, significa rischiare di ripetere l'attuale disastro. Inoltre l'assenza di un piano industriale significa gettare alla cieca su Asp, che ha problemi di equilibrio finanziario, un ulteriore pesante aggravio di costi che ne mette a rischio la stabilità ed i servizi fondamentali che eroga».

Favorevole al piano di riorganizzazione delle partecipate viareggine è, invece, la senatrice del Pd, Manuela Granaiola. Che scrive: «Si tratta di decisioni complesse che richiedono conoscenze e determinazione amministrativa. E soprattutto una grande assunzione di responsabilità. Sono certa che il sindaco Del Ghingaro e la sua amministrazione hanno ben avviato il lavoro ed abbiano tutti i requisiti e la determinazione per condurla a termine nel modo migliore. Una cosa è sicura: con il riordino delle partecipate si chiude un'epoca buia della storia recente di questa città e si estirpano alcune delle cause che l'hanno condotta al dissesto».

Anche il Movimento Cinque stelle interviene alla vigilia del consiglio comunale: «Occorre essere particolarmente cauti, tanto più quando i revisori dei conti danno il loro parere negativo nei riguardi di alcune operazioni e la loro voce non è più flebile come un tempo, essendo non più di nomina politica ma della Prefettura», dichiara la capogruppo Annamaria Pacilio. Che aggiunge: «Sarebbe il caso di valutare semmai la richiesta di una proroga dell'esercizio provvisorio della Patrimonio in modo da risanare a piccoli passi l'azienda senza cimentarsi in pericolosi "salti nel buio". Insomma, non vorremmo che la cura alla fine si rivelasse peggio della malattia».

Per l’area programmatica della Ggil “Lavoro e democrazia”, Andrea Antonioli lancia un allarme: «Attenzione, senza un piano strategico su tutte le partecipate e senza i piani industriali delle singole società si rischia di fare scelte affrettate di cui poi ci pentiremo amaramente. I ritardi dell'amministrazione e l'approssimazione mista ad avventurismo, che hanno caratterizzato le scelte operate sulle partecipate in questo anno, rischiano di avere come effetto la perdita di posti di lavoro e la svendita di risorse preziose per la città. Gli unici a guadagnarci saranno gli avvoltoi già pronti a spartirsi i beni pubblici».

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