Attenzione
Viareggio, il caffè è sempre più salato
Alcuni dei bar più rappresentativi alzano i prezzi della tazzina. Fino a 2,50 euro per fare colazione, aumenti anche per brioche e cappuccino
VIAREGGIO. Poteva sembrare un prezzo limite, una soglia psicologica difficile da superare. Ma anche questo muro è stato sfondato: in alcuni bar di Viareggio il caffè non costa più un euro, ma un euro e dieci centesimi. E poco importa se l’Italia - lo dice l’Istat - a febbraio è tornata in deflazione, con i prezzi al consumo scesi dello 0,3% su base annua. Qui l’aumento è del 10 per cento secco.
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Evidentemente, fra i beni che hanno fatto calare il valore del paniere, non c’è il caffè. Almeno non quello che si beve a Viareggio. Fappani, Mantovani, Galliano (che è chiuso per ristrutturazione e riaprirà a giugno) e Gambalunga - alcuni fra i bar e le pasticcerie più note della città - fanno pagare il caffè un euro e dieci. Un ritocco - lo dice chi lo ha attuato - dovuto all’aumento delle materie prime, che interessa anche il cappuccino e la brioche. Così il costo della colazione sfiora i 2 euro e 50 centesimi.
Chi aumenta. Oltre a Gambalunga hanno optato per l’aumento i titolari delle pasticcerie Fappani e Mantovani e del bar Galliano (il proprietario di quest’ultimo, in realtà, lo aveva deciso ben prima di chiudere temporaneamente l’attività). «Da quando abbiamo aperto, a settembre - spiega Susanna Fontana, titolare del Cafè Fappani in Passeggiata - i rappresentanti della Segafredo, il nostro fornitore, ci avevano consigliato di portare il prezzo della tazzina a un euro e dieci. Noi, all’inizio, non ce la siamo sentita e abbiamo rimandato la decisione a febbraio. Devo dire - continua Fontana - che è scomodo e un po' antipatico chiedere ai clienti una monetina in più. A qualcuno neanche lo faccio notare, perché farlo mi è dispiaciuto veramente tanto, ma i margini di guadagno si erano ridotti all’osso».
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Sulla stessa linea Paolo Mantovani, titolare dell’omonima pasticceria di via San Martino. «Erano 11 anni che non toccavo i prezzi - spiega - ma i fornitori hanno aumentato i costi del latte e del caffè. Sul salato, ad esempio, i listini non sono cambiati».
Chi non alza i prezzi. Nella maggior parte dei bar le tariffe sono rimaste invariate: un euro il caffè, 1,20 (massimo 1,30) il cappuccino e 90 centesimi, al limite un euro, le paste. «Questo non è il momento giusto per alzare i prezzi», dice Luigi Cecchi, titolare del bar Fauzia, in Passeggiata.
Stessa scelta, a poca distanza, al bar Prati. «Noi avevamo pensato di aumentare i prezzi - sostengono i proprietari Riccardo e Marco Prati - poi ci abbiamo ripensato e abbiamo deciso di non alzarli. Sul caffè non si guadagna nulla, ma lasciandolo a un euro il cliente è portato ad acquistare altri prodotti». Maurizio Buonamici, del Barbana Café di piazza Garibaldi, vorrebbe alzare i prezzi, ma per ora ha preferito soprassedere. «Le spese sono tantissime - sostiene l’imprenditore - e chi ha deciso per l’aumento ha tutto il mio sostegno. Non è questione di guadagno, ma di sopravvivenza».
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Offerta speciale. C’è invece chi viaggia in controtendenza. Al Baretto, nella zona del Piazzone, da un annetto il caffè costa 80 centesimi, la brioche 90 e il cappuccino un euro. «Un euro è comunque il prezzo giusto per il caffè - afferma il titolare Aldo Manfrediani - e dopo Pasqua, molto probabilmente, l’offerta finirà. Anziché guadagnare con 15 tazzine, lo faccio su 20». La clientela del Baretto, naturalmente, non è la stessa di una pasticceria lungo la Passeggiata. È il motivo per cui Manfrediani ha fatto questa scelta e magari altri imprenditori hanno pensato di fare il contrario. Certo è che una tazzina, anno dopo anno, costa sempre di più. Dopo le mille lire, ora anche il muro dell’euro è stato sfondato. E il caffè, anche con due bustine di zucchero, a Viareggio è sempre più salato.
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