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Ragazzino vittima dei bulli, i genitori chiedono aiuto al parroco

di Luca Basile
Ragazzino vittima dei bulli, i genitori chiedono aiuto al parroco

I coetanei lo rinchiudono in un wc chimico di un parco a Pietrasanta: un passante lo libera. La famiglia dice basta e chiede al sacerdote di denunciare il fatto in chiesa

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PIETRASANTA. Tutto, forse, nasce per gioco. O, forse ancora, non è un semplice gioco: no, è qualcosa di diverso. È probabilmente bullismo strisciante quando rinchiudi un bambino in un wc chimico e lì lo lasci nella sua angoscia. Di certo c’è che i protagonisti di questa vicenda, dai contorni ancora da definire, sono dei bambini di 12, 13 anni. E quindi è doveroso andare cauti e cercare di capire. E comunque lo scenario è sempre lo stesso: da una parte c’è un gruppetto, dall'altra un solo bambino: non è la prima volta che accade, non sarà neppure l'ultima, però il fatto lascia sempre in scia qualcosa di sgradevole.

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«È stato un brutto episodio: so che i genitori del bambino preso di mira dai suoi coetanei, per un momento avevano pensato di segnalare quanto avvenuto ai carabinieri, poi hanno deciso di lasciare perdere. In fondo si tratta di adolescenti, o quasi. Della questione, però, ne parleranno con il parroco di paese: è bene sensibilizzare sul tema, parlandone già oggi in chiesa, e facendo capire che certi comportamenti sono sbagliati. Ignorare o etichettare tutto come delle bambinate, non sempre è giusto», spiega chi ci ha contattato per raccontarci l’episodio. Che resta anonimo come senza nome resta tutto il contorno di questa vicenda, per tutelare la vittima dell’episodio di bullissmo.

Tutto si innesca in pomeriggio qualsiasi: i ragazzini giocano in un parco, poi, nel mirino, chissà perché - se mai c'è un perché - ci finisce uno di loro, che ha forse il torto di essere più piccolo dei suoi compagni. In qualche modo viene trascinato nel wc chimico che si trova nei pressi e poi, una volta sbattuto dentro, gli impediscono di uscire posizionando davanti alla porta una panchina. Quindi fuggono.

Il bambino si fa prendere dal panico, comincia a gridare, a chiedere aiuto. Sbatte i pugni contro la porta, ma non riesce ad uscire. Fino a quando una persona sente quelle grida, si precipita nel parco, capisce la situazione e sposta la panchina, consentendo al bambino di uscire. Per poi accompagnarlo dai genitori. Episodio isolato? No, stando a quello che di tanto in tanto si ascolta fra i sussurri di paese. Non più tardi di qualche giorno fa, ad esempio, due genitori si sarebbero presi a male parole, sfiorando la rissa, perché il figlio di uno avrebbe reso impossibile, con insulti e comportamenti, supportato da altri ragazzini, la convivenza nel gruppo, del figlio dell’altro.

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