Sicurezza
Lampioni a Mover, il no dei revisori
Parere contrario sulla delibera che passa alla società della sosta il servizio di illuminazione pubblica
VIAREGGIO. È contrario il parere dei revisori dei conti del Comune, a firma del presidente Daniele Limberti e del collega Salvatore Suriano, sulla delibera di Piano industriale della Mover, comprensiva di passaggio della pubblica illuminazione dalla Patrimonio, con i relativi dipendenti.
Un no (il parere è obbligatorio per legge) che inizia dalla “forma” della stessa delibera «arrivata priva di visti di regolarità contabile e di regolarità tecnica». Continuando con il ricordare quanto già scritto nei mesi scorsi: «Il servizio di illuminazione è servizio pubblico locale con ogni effetto e conseguenza», compreso «l’espletamento di procedure ad evidenza pubblica».
Ed ancora: nel Piano industriale Mover che è parte integrante della delibera che i consiglieri comunali sono chiamati a votare, «la gestione del servizio di illuminazione pubblica determina una previsione di perdita lorda economica di gestione del “ramo di attività”, tenendo conto che i ricavi stimati annui sono peraltro superiori all’importo del canone annuo globale del servizio secondo la convenzione Consip e senza considerare l’incidenza pro-quota di spese generali, ammortamenti, accantonamenti per rischi ed imposte sul reddito e dell’Irap».
Certo, il segno meno dell’illuminazione «sembra assorbibile per gli effetti compensativi previsti dai risultati programmati di altri rami», ma - continuano i revisori - «non si può prescindere dalla considerazione che la società partecipata, oltre a non aver fornito una adeguata ragionevole giustificazione dei risultati previsti, avrebbe comunque un danno che non può trovare una giustificazione tecnico-giuridica». A questo va aggiunto il fatto che dai documenti analizzati «non è rilevabile se ed in quale misura ed attraverso quali criteri/considerazioni/valutazioni sia prevedibile una maggior efficienza ed efficacia dell’eventuale gestione da parte di Mover rispetto a quella del gestore convenzionato con Consip».
Non va poi dimenticato che lo schema di decreto legislativo approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri il 20 gennaio scorso obbliga alla verifica della compatibilità delle scelte in materia di partecipate «con i principi di efficienza, efficacia e di economicità dell’azione amministrativa». Una perdita non risponde a neppure uno di questi requisiti richiesti.
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