La manifestazione
Unione dei Comuni a rischio il posto degli operai forestali
La Regione vuole dimezzare i contributi che pagano lo stipendio a 15 addetti al patrimonio demaniale. Proclamato uno sciopero
SERAVEZZA. L'idea della Regione è quella di tagliare del 50 per cento il contributo versato alle Unioni dei Comuni di tutta la Toscana per gli operatori forestali. Si trattava - almeno fino al 2015 - di un contributo pari a 24.500 euro a operaio. La proposta emerge da un piano operativo che ha presentato l’assessore regionale Marco Ramaschi, con il suo staff agricoltura e foresta. E tutto ciò sta coinvolgendo in pieno anche i quindici operai dell'Unione dei Comuni: alcuni di loro potrebbero infatti perdere il posto di lavoro. Nonostante ciò - è in atto uno stato di agitazione da parte dei sindacati - pare che la nostra ex Comunità montana abbia dato rassicurazioni agli operatori forestali.
Sotto l’ente versiliese che si occupa del patrimonio demaniale agricolo forestale, per conto della Regione, ci sono tre squadre di operatori: una di cinque persone che si occupa dei comuni di Camaiore, Massarosa e saltuariamente di Pietrasanta, e due che invece lavorano nei boschi di Seravezza e Stazzema. E questi ultimi sono quasi tutti residenti in Versilia. «Abbiamo avuto diversi incontri in Regione e abbiamo anche presentato una nostra proposta su come intervenire meglio sul territorio rispetto a quello che facciamo adesso - spiega Cesare Viti, seravezzino e operatore forestale da anni, e iscritto alla Cgil della Federazione lavoratori e agricoltori - al momento siamo in stato di agitazione finché non avremo risposte certe dalla Regione, che continua a risponderci che non dipende da loro» prosegue Cesare Viti.
Per il 23 marzo è stato indetto anche uno sciopero per l’intera giornata di lavoro davanti alla sede della Presidenza della Regione a Firenze. «Nonostante la situazione abbiamo deciso di continuare a fare la reperibilità antincendio, come nostro dovere, poiché ci sentiamo responsabili di garantire un servizio essenziale; sono trent’anni che spegniamo incendi».
Sono infatti gli operatori forestali tra i primi ad intervenire in caso di incendio, essendo conoscitori dei boschi dove lavorano tutti i giorni. I tipi di interventi che svolgono sono diversi: dalla pulizia dei sentieri, a quella dei canali per conto del Consorzio di Bonifica (che versa a sua volta una quota all’Unione dei comuni supportando il contributo regionale), alla pulizia dei boschi facenti parte del demanio pubblico.
In Toscana gli operatori forestali sono circa cinquecento, e devono assolvere il compito di curare un patrimonio forestale che ammonta a oltre centodieci mila ettari (172 ettari ad operaio circa). Una delle proposte degli operai delle Unioni dei Comuni riguarda la possibilità di intervenire sui terreni privati. «Se un terreno è anni che è incolto, deve essere preso in cura come demanio pubblico - conclude Cesare Viti - così avremo veramente la possibilità di fare prevenzione ed evitare eventi come quello del 5 marzo dell’anno scorso, o diminuire il rischio idrogeologico. Molti sentieri sono stati interrotti dalle piante cadute dal fortunale di vento del 2015: sono alberi dei terreni privati confinanti che noi non possiamo abbattere».
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