Sicurezza
Assalto al Suv, nessuno sconto dalla Procura
Nel processo d’appello chiesta la conferma della condanna per i fratelli Saetta, Discetti e Pizzi
VIAREGGIO. Nessuno sconto sull’agguato a colpi di pistola ai danni di un rivale al Varignano. La Procura generale della Corte d’Appello di Firenze ha chiesto ai giudici di confermare le condanne inflitte in primo grado a Vincenzo Saetta (otto anni e quattro mesi), al fratello Marco Saetta (cinque anni), ad Alessandro Discetti (otto anni e quatto mesi) e Angelo Pizzi (cinque anni e quattro mesi) per l’assalto al Suv di Stephan Petrovici. Lunedì è prevista la sentenza.
L’assalto avviene nell’ottobre del 2011, tra la via Paladini e la via del Forcone. Sei proiettili calibro 7.65 vengono sparati in corsa da un uomo a bordo di uno scooter contro il Suv guidato da Petrovici, romeno allora 35enne. Che finisce all’ospedale Versilia per essere operato d’urgenza a una gamba, colpita da tre di quei sei proiettili. Petrovici se la cava, la polizia dà il via all'inchiesta. Che disegna questo scenario: Petrovici e Saetta sono in affari per una vicenda di truffe alle assicurazioni auto, peraltro finita in un’altra inchiesta (con altre condanne). Il patto - secondo la ricostruzione degli inquirenti - prevede un falso furto di un’auto (una Mercedes), in realtà portata in Germania per essere reimmatricolata e rivenduta. Nel frattempo si incassa il risarcimento dalla compagnia assicurativa. Ma tra Petrovici e Saetta nasce un’incomprensione - probabilmente l’auto non viene restituita - e sorgono i problemi. Il romeno - sempre secondo le accuse - viene malmenato in piazza Karlovy Vary, cuore del Varignano, e Saetta gli strappa anche una catenina d'oro. Petrovici reagisce, gli va sotto casa e lo minaccia, danneggiando anche delle auto. A quel punto nascerebbe la decisione di passare alle maniere forti. Secondo il pm Aldo Ingangi della Procura di Lucca, è Vincenzo Saetta a ordinare l'assalto. Compiuto materialmente da Alessandro Discetti, l’uomo che - secondo la Procura - avrebbe sparato i sei colpi contro l'auto a bordo di uno scooter. Angelo Pizzi avrebbe guidato lo scooter usato per l'attentato; Marco Saetta, fratello di Vincenzo, avrebbe fornito supporto logistico. In primo grado gli imputati, assistiti dagli avvocati Massimo Landi, Eriberto Rosso, Giorgio Nicoletti e Manuele Ciappi, sono stati ritenuti colpevoli dal tribunale di Lucca di lesioni gravissime (l’accusa di tentato omicidio era già caduta) con l’aggravante del metodo mafioso. Lunedì la sentenza del processo d’appello. (m.t.)
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