Il Tirreno

Versilia

Delitto di via Viner, Dana scarcerata dopo la condanna

Matteo Tuccini
Dana Raducan
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Dana Raducan

Considerata la mente della rapina finita in omicidio a Forte dei Marmi. Ora è a Pietrasanta, ma non del tutto libera

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FORTE. Dana Raducan, la venticinquenne romena condannata a diciotto anni per la rapina conclusasi con l’omicidio di Luana Mariani, non è più in carcere. La notizia è spuntata fuori lunedì 14, nell’udienza che ha dato il via al processo a carico di due persone per favoreggiamento nei confronti della banda. Cioè l’ultima costola giudiziaria del delitto di via Viner. In realtà Dana - che è stata considerata la “mente” del colpo - è uscita già da qualche giorno dal carcere fiorentino di Sollicciano, assieme alla figlia di pochi mesi, che era in cella con lei. Ora si trova a Pietrasanta. Ma non è del tutto libera: i giudici hanno deciso che non può uscire di casa la sera, né fare capolino fuori dal territorio comunale.

Il ruolo di Dana. Secondo la Procura di Lucca, a cui la Corte d’Assise ha creduto, la Raducan ha ideato e coordinato la rapina a casa di Luana Mariani, settantasettenne fortemarmina che lei conosceva e frequentava, nel pomeriggio del 4 aprile 2014. Anche i suoi complici - Madalin Paun, il marito Marcel Raducan e un minorenne - sono finiti a processo, con esiti diversi, per la morte dell’anziana. Rimasta soffocata dal foulard che le era stato messo in bocca per farla star zitta.

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Perché il provvedimento. L’avvocato difensore di Dana, Alessandro Fantappié, aveva già richiesto la scarcerazione della sua assistita durante il processo in Corte d’Assise a Lucca. Ma gli era stata negata. Il legale ha fatto ricorso di fronte al tribunale del Riesame di Firenze, e i giudici gli hanno dato ragione. Sulla base di una norma del diritto europeo, il cosiddetto “principio di specialità”. Questa norma regola in maniera severa l’estradizione tra due Paesi: l’obiettivo è evitare la cosiddetta truffa dell’etichetta, cioè che un Paese si faccia consegnare un accusato per un reato leggero e poi lo processi per uno più pesante. Dana Raducan è stata riportata in Italia dalla Romania con l’accusa di calunnia, reato per cui tra l’altro è già stata condannata a due anni. Successivamente la donna è stata processata e condannata per concorso in omicidio e rapina: ma quest’ultima pena, inflittale nel dicembre scorso dalla Corte d’Assise, non viene ritenuta decisiva dai giudici del Riesame per valutare eventuali restrizioni della sua libertà. Perché non erano quelli i reati che le erano stati contestati nella richiesta di estradizione. Di conseguenza, il Riesame ha applicato alla giovane una misura specifica, simile agli arresti domiciliari: Dana non può uscire di sera, né fuori dal territorio comunale di Pietrasanta (il cosiddetto obbligo di dimora) dove ora vive.

No comment. Su questa applicazione del principio europeo, né i legali di parte civile (Claudia Buratti e Filippo Tacchi), che rappresentano i familiari di Luana, né l’avvocato Fantappié hanno voluto rilasciare dichiarazioni.

@matteotuccini

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