La protesta
Viareggio porto in vendita: due professori per la stima
Incarico a Nicola Lattanzi e Sergio Menchini, docenti all’università di Pisa Le imprese della nautica interessate vogliono un’altra stima della società
VIAREGGIO. Due professori universitari al lavoro sulla perizia che la cordata di imprenditori interessati all’acquisto della Viareggio Porto ha richiesto in vista della partecipazione al bando per la vendita della società oggi interamente pubblica, in concordato. Sono Nicola Lattanti (attuale presidente dell’azienda idrica Gaia) e Sergio Menchini. Lattanzi è professore associato di economia aziendale all’università di Pisa ed ha insegnato anche all’Accademia navale di Livorno e alla facoltà di medicina dell’università pisana (management e neuroscienze). Menchini, avvocato iscritto all’Albo di Lucca, con studio a Massa, professore ordinario di diritto processuale civile, presso la facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa. In passato ha insegnato anche a Siena, Ferrara e Firenze, sempre in ambito universitario.
Una perizia per la Viareggio Porto esiste già, ed è quella stilata per il Tribunale da Riccardo Sarti, che stima la società in tre milioni e trecentomila euro, somma che costituirà la base per la vendita che avverrà a rialzo.
Per il 18 marzo è fissata l’udienza che vedrà il concordato ufficialmente omologato e a partire da allora il Tribunale detterà i tempi per la gara. Che vede già una cordata interessata, con una società appositamente costituita, la Porto Viareggio Partecipazioni, presidente Pasquale Sgrò, vice presidente Mario Del Pistoia, membri del cda Paolo Del Pistoia, Giorgio Campini e Simone Tomei.
A questa società è previsto che si affianchino alcuni grandi marchi della nautica (Azimut Benetti Spa, Effebi Group Spa, per Overmarine, Fratelli Rossi, Perini Navi Spa, SanLorenzo Spa) che deterrebbero il 51% (anche se in porto si racconta della richiesta di una quota maggiore), oltre ad alcune imprese minore che hanno optato per una partecipazione autonoma alla compagine societaria.
La sensazione è che vi sia la necessità di “stringere” sulle reali volontà. Anche perché, al momento, le aziende che si sono associate nella Porto Viareggio partecipazioni sono le uniche che hanno messo a disposizione dell’operazione una cifra reale, intorno ai centomila euro.
Resta, sull’iter che attende la società, l’incognita dell’attesa sentenza della Corte di giustizia europea in materia di Bolkestein e proroga delle concessioni “made in Italy” fino al 2020. L’atteso giudizio contrario alla proroga farebbe saltare anche le concessioni della Madonnina, approdo turistico, l’unica redditizia per i futuri acquirenti della società.
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