Il Tirreno

Versilia

«Chi verrà decida su date e tagli»

di Claudio Vecoli
«Chi verrà decida su date e tagli»

Il commissario Pozzoli traccia un bilancio dei suoi due anni: «Ma il maltempo non offuschi anche la capacità di analisi»

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VIAREGGIO. L'uscita di scena, probabilmente, Stefano Pozzoli se l'augurava diversa. Magari non trionfale, ma certamente meno mesta di quella che si sta profilando dopo il suo secondo Carnevale alla guida della Fondazione. Colpa dei numeri, quei freddi e spietati numeri che il professore prestato alla corte di Burlamacco conosce bene. E che impietosamente gli si sono rivoltati contro proprio poche settimane prima di lasciare la scena. Fino al terzo corso le cose erano andate benino. Poi è arrivata la bufera finale - non solo metaforica - con l'incasso flop del quarto corso, il quinto corso rinviato fra le polemiche e la sfilata di recupero che ha fatto registrare un incasso misero misero malgrado il sole. Risultato: al botteghino è mancato oltre mezzo milione di euro. Che rappresenta un quarto del fatturato preventivato (2 milioni e spiccioli).

Professor Pozzòli, partiamo dalla nota più dolente: i conti. Colpa solo del maltempo?

««Io credo che il brutto tempo abbia giocato un ruolo fondamentale nel risultato economico della manifestazione. Lo schema su cui avevamo puntato era stato lo stesso della precedente edizione: quattro corsi domenicali e un quinto corso di sabato. La qualità dei carri è stata a mio giudizio migliore di quella dello scorso anno. E la macchina organizzativa ha funzionato meglio. La differenza rispetto al Carnevale 2015 l'ha fatta il tempo. Del testo, basta guardare agli incassi. Lo scorso anno al quarto corso incassammo 350mila euro e quest'anno, con l'allerta meteo arancione in tutta la Toscana, poco più di 70mila. Il quinto corso del sabato, nel 2015, entrarono quasi 400mila euro mentre quest'anno la sfilata è stata annullata per la pioggia e il vento. I 500mila euro di ricavi in meno, alla fine, sono il frutto di tutto questo...»

In tanti, alla luce del peggior incasso complessivo degli ultimi dieci anni, si appellano anche ad un calendario che non ha convinto tutti…

«La questione delle date è quantomeno marginale. E la riprova è data dal fatto che il corso che, a livello di prenotazioni, aveva dato i risultati migliori era proprio quello di sabato 5 marzo e dunque quello più lontano dalle date canoniche. Purtroppo poi è successo quello che è successo a livello di tempo e la sfilata da cui ci aspettavamo di più è risultata la peggiore. Purtroppo i disastri legati al maltempo e i risultati economici che ne sono seguiti rischiano di non farci giudicare con la necessaria serenità il tema del calendario. Quest'anno lo avevamo spostato tatticamente gran parte in Quaresima perché, con la Pasqua bassa, avremmo dovuto fissare il primo corso a metà gennaio. Ma io resto ancora dell'opinione che, ad esempio, l'effetto promozionale della diretta Rai non può essere limitato soltanto all'ultimo corso».

A differenza dello scorso anno, quando fissò le date del Carnevale 2016 nonostante il suo mandato fosse in scadenza, questa volta ha scelto di non programmare il calendario del 2017.

«Perché credo sia giusto che a definire le date della prossima edizione siano coloro che mi succederanno al timone della Fondazione. Stavolta ho scelto di non scegliere…»

Torniamo ai conti. Cosa può succedere con mezzo milione di euro di rosso?

«Voglio tranquillizzare i viareggini e dire loro che problemi di bilancio, comunque, non ce ne saranno. L'amministrazione comunale, tenendo conto dell'ultimo contributo stanziato nel 2014, verserà nelle casse della Fondazione 233mila euro per l'edizione 2015 e altrettanti per l'edizione 2016. A questi 466mila euro vanno poi aggiunti alcuni risparmi che siamo riusciti ad ottenere fra le varie voci di bilancio razionalizzando alcuni costi. Inoltre c'è ancora aperta la partita del bando nazionale per i Carnevali promosso dal ministero a cui Viareggio ha partecipato e al quale si spera di attingere una quota importante. Il buco nei conti, perciò, alla fine non ci sarà. Mi dispiace però di aver perso l'occasione di chiudere il bilancio con un importante attivo come invece avevo sperato di poter fare e continuare quel risanamento dei conti che ho iniziato lo scorso anno».

L'altro argomento sempre all'ordine del giorno quando si parla di conti del Carnevale riguarda il taglio dei costi per la cartapesta. Che consigli si sente di dare a chi arriverà dopo di lei?

«I consigli, notoriamente, li danno le nonne. Al di là della battuta, però, costruire un bilancio che si fonda su oltre 2 milioni di euro di ricavi dal botteghino è molto pericoloso perché l'asticella è molto alta. Specie per una manifestazione come il Carnevale di Viareggio così legata al tempo. Occorre dunque rivedere la struttura del bilancio. O si rivede l'articolazione dei ricavi puntando anche su altre entrate. O bisogna rivedere i costi e allora vanno tagliate alcune voci del bilancio. E certamente una delle voci può essere anche quella relativa a carri e mascherate. Ma questa è una scelta che deve fare la città e chi la amministra…»

Parliamo di giurie. Sui vincitori nelle varie categorie c'è stata una sostanziale unità di vedute. Ma sulle posizioni di rincalzo non mancano le polemiche. Fra tutte quelle legate al nono posto di Massimo Breschi. Che ne pensa del lavoro fatto dai giurati? E ritiene che la scelta di giurie dove non figurano viareggini sia giusta?

«In tutta onestà, la nona posizione di Breschi ha stupito anche me. Così come mi hanno lasciato interdette, ad esempio, anche alcune posizioni fra le mascherate di gruppo. Ma quando c'è una giuria il rischio che qualche scelta non venga unanimemente condivisa da tutti. Sul fatto di non aver chiamato in giuria personaggi che hanno legami forti con la città la rivendico come una scelta che privilegia l'indipendenza e la neutralità di giudizio. Insomma, chi ha giudicato carri e mascherate lo ha fatto certamente in buona fede. E senza condizionamenti. Però una cosa la vorrei dire…».

Prego, ci dica…

«Il fatto che il carrista che lo scorso anno è arrivato decimo abbia vinto quest'anno e che il carrista che lo scorso anno ha trionfato si sia piazzato nono, significa che la competizione fra i costruttori è molto alta. Ai carristi dico inoltre che forse farebbero bene anche a realizzare carri più adatti a questo tipo di spettacolo e a questo tipo di giurie… Se un cantante va a Sanremo con un brano heavy metal, sa che difficilmente potrà sperare di vincere. La stessa cosa vale anche per il Carnevale di Viareggio. Qualche costruttore lo ha capito, qualche altro meno…»

La sua esperienza al Carnevale di Viareggio sta per concludersi. Come la giudica? E cosa pensa che le mancherà una volta rientrato a Firenze?

«E' stata sicuramente una bella esperienza che mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo e fatto conoscere la passione smisurata dei viareggini nei confronti della loro festa. Sul cosa mi mancherà, dopo questo lungo ed estenuante tour de force, preferisco prendermi una pausa di tempo. Solo allora capirò davvero cosa mi mancherà davvero di Viareggio e del suo Carnevale».

Qual è la cosa di questi due anni che non rifarebbe?

«Sicuramente il Carnevale estivo. Pensavo che potesse essere una occasione economica importante per valorizzare un prodotto come quello dei carri che riusciamo a proporre soltanto in inverno. E invece l'esperimento si è rivelato un fallimento».

E invece la cosa che rifarebbe?

«Me ne conceda almeno due: la reintroduzione del meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni fra i carri e la scelta di un corso mascherato in notturna di sabato. Anzi, a mio giudizio i corsi di sabato dovrebbero essere almeno due. Ma da ora in avanti saranno altri a scegliere al mio posto. Dopo due anni di commissariamento, è giusto che si ritorno alla normalità...»

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