Il dolore
Vincono i Barbari di Galli Secondo posto per i Cinquini
Bronzo per i Bonetti. Fischi e contestazioni per il nono posto dei Pagliacci di Breschi Fra i carri piccoli vince il Renzi-alchimista di Allegrucci. Bertozzi re delle mascherate
di CLAUDIO VECOLI
Nessuna sorpresa. Il vincitore dell'edizione 2016 del Carnevale di Viareggio è Fabrizio Galli. Il suo Barbarians - come da annunciatissime previsioni della vigilia - ha sbaragliato la concorrenza e si è portato a casa il primo premio fra i carri grandi. Sul podio salgono anche il Leone dorato dei fratelli Cinquini e la Gabbia dei fratelli Bonetti (e fin qui tutto ok). Grida invece vendetta il nono (!) posto del Pagliaccio del campione uscente Massimo Breschi, annuncio salutato alla lettura da una selva di fischi.
Senza particolari scossoni la classifica dei carri piccoli, con il Renzi-alchimista di Jacopo Allegrucci (che probabilmente avrebbe trovato spazio nella parte sinistra della classifica anche fra i carri di prima categoria) che ha avuto la meglio sulla Bacchettona di Edoardo Ceragioli. Nelle mascherate in gruppo si impone ancora una volta Luca Bertozzi con i suoi strampalati pompieri della politica. E nelle maschere isolate la vittoria va alla Merkel-dark di Silvano Bianchi.
. La rivincita di Galli. Venticinque anni tondi tondi dopo il suo primo (e fino a ieri unico) successo, Fabrizio Galli torna a vincere fra i carri grandi. E lo fa senza che nessuno abbia mai realmente messo in discussione un verdetto che è sembrato scritto fin dalla prima uscita. Il barbaro tagliagole che decapita il David di Michelangelo e ne calpesta il corpo abbattuto mandandolo in frantumi ha conquistato pubblico e giurie contando sia sulla potenza e l'attualità del tema affrontato (in parte abiurato dallo stesso Galli, che probabilmente su "pressanti consigli" arrivati dall'alto ha edulcorato il messaggio rinnegando che vi fosse qualsiasi riferimento all'Isis) che sulla superba realizzazione tecnica (che conferma le innegabili doti di modellatura del costruttore).
Per Fabrizio Galli si tratta anche di una bella rivincita personale. Dopo lo scippo subìto nel 2002 quando il suo grandioso papa Woytila fu scientificamente stroncato dalla giuria, dopo anni e anni passati nel limbo di una classifica che lo ha spesso visto albergare (spesso a ragione) nelle parti più anonime della classifica, il nipote del grande Arnaldo ha finalmente rialzato la cresta ed ha dimostrato che quando vuole può competere a livelli altissimi. Un quarto di secolo dopo la vittoria con "La febbre del sabato sera", ci auguriamo di cuore che il trionfo dei suoi Barbari possa segnare un nuovo punto di svolta nella carriera di Fabrizio e riportarlo fra i grandi protagonisti del Carnevale. Né ha bisogno lui, che forse distratto da altri lavori sembrava aver perso per strada l'entusiasmo e la voglia di sperimentare dei primi anni (e le vittorie, nel calcio come nella cartapesta, sono spesso le medicine migliori) e ne ha bisogno il Carnevale di Viareggio che deve contare sui suoi talenti migliori per confermarsi il primo Carnevale d'Italia e uno dei primi del mondo.
L’argento dei Cinquini. Nella battaglia al fotofinish per il secondo posto la spuntano i fratelli Cinquini con il loro coreografico Leone dorato (ma Umberto ha dovuto ascoltare il verdetto dal suo letto d’ospedale a Bologna, dove si è operato martedì scorso all’anca: augiri di pronta guarigione...), mentre sul terzo gradino si siedono i fratelli Bonetti con la loro Gabbia (che in notturna ha sicuramente reso ancor di più.
Ha invece il sapore dello scandalo il nono posto di Massimo Breschi - trionfatore del 2015 con il carro sull’orco - che tutti davano nel peggiore dei casi fra il quarto e il quinto posto (tanto che all’annuncio dagli altoparlanti si è levata una bordata di fischi dalla giuria). Nella parte bassa della classifica - ma in questo caso il risultato è decisamente meno clamoroso - anche altri “mostri sacri” della cartapesta viareggina come Alessandro Avanzini (settimo) e Gilbert Lebigre (ottavo).
Allegrucci, ancora lui. Come la vittoria di Fabrizio Galli era data quasi per certa fra i carri grandi, anche quella di Jacopo Allegrucci in seconda categoria era in qualche modo considerata blindata. Il suo Renzi-alchimista circondato dai gufi, per qualità e accuratezza, non ha avuto rivali. E conferma come il giovane costruttore - uno dei pochi ad essersi affidato quest'anno al linguaggio della satira politica - sia ormai maturo per tentare la scalata all'Olimpo della cartapesta. La vittoria di quest'anno - grazie al ripristino del meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni - è certamente un mattoncino importante. Ma proprio la formula su base biennale non può e non deve far dormire sonni tranquilli ad Allegrucci. Il secondo posto della Bacchettona di Edoardo Ceragioli - che per l'attualità del tema (unioni civili e adozioni), tutt'altro che scontata al momento di consegnare i bozzetti, avrebbe anche potuto aspirare al primo posto - lascia ancora ampiamente aperto il capitolo promozione. In caso di vittoria il prossimo anno, infatti, a fare il salto di categoria sarebbe proprio Ceragioli. Una sfida fra i due giovani talenti che si riproporrà ancor più spietata nell'edizione 2017. E, naturalmente, che vinca il migliore…
La conferma di Bertozzi. Scendendo di categoria, non fa notizia l'ennesima vittoria di Luca Bertozzi, ormai da troppi anni confinato fra le mascherate in gruppo e a sua volta pronto a spiccare il volo. Il primo posto della sua sgangherata banda di clown-pompieri con il volto dei principali politici italiani (con una menzione speciale per un Berlusconi pressoché perfetto) lo candida di diritto fra coloro che aspirano ad un posto fra i carri piccoli. La concorrenza, però, è più che mai agguerritissima. E chi si è piazzato alle sue spalle (nell’ordine Canova, Maggini, De Leo e Etna) può ancora sperare di giocarsi la promozione fra dodici mesi.
Vince anche la Merkel. Fra le maschere isolate vince un nome fino ad ora nome non di primissimo piano della categoria: Silvano Bianchi, Ma la sua Merkel in versione vedova nera è davvero bellissima e la vittoria è più che meritata.
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