Il Tirreno

Versilia

la decisione

Tutti assolti per gli show a luci rosse

Matteo Tuccini
Uno spettacolo di lap dance (foto di archivio)
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Uno spettacolo di lap dance (foto di archivio)

Massarosa, erano accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione al Meto: per i giudici non sono colpevoli

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MASSAROSA. Tutti assolti. Per il tribunale di Lucca non ci sono colpevoli nel processo per i presunti show hard al Meto. Processo in cui erano sotto accusa - per i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione - tre persone. Finite nel mirino dagli inquirenti per presunte prestazioni sessuali aggiuntive rispetto ai consueti spettacoli erotici del noto locale di Massarosa.

Accuse rimaste in piedi per quattro anni, con relative richieste di condanna da parte della Procura di Lucca. Che i giudici, però, hanno respinto. Assolvendo dai reati contestati Fabrizio Prosperi, 63 anni, legale rappresentante della società Meto srl (difeso dagli avvocati Massimo Neri e Marisa Gargiulo); Adamo Lorenzetti, 73 anni, cassiere del locale (difeso dall’avvocato Elia Pedone); Massimiliano Sbranti, 44, addetto alla sicurezza (tutelato dall’avvocato Cristiano Baroni).

Per tutti e tre è la fine di un percorso giudiziario lungo e difficile. I loro legali, a questo proposito, non hanno rilasciato dichiarazioni. La vicenda, del resto, potrebbe non chiudersi in maniera definitiva: per quanto riguarda la Procura, è quasi certo che il pm Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, farà appello.

Il pm Mariotti aveva chiesto due anni di carcere per Fabrizio Prosperi, due anni per Adamo Lorenzetti e un anno e un mese per Massimiliano Sbranti. Gli inquirenti sostenevano che tra il febbraio del 2011 e il maggio 2012 chi entrava al Meto poteva usufruire di prestazioni aggiuntive rispetto ai consueti spettacoli che il locale poteva offrire. Era sufficiente una semplice richiesta - secondo l’accusa - per potersi appartare con una delle ballerine nei cosiddetti “privé”, e con un compenso di 50 euro ricevere una ventina di minuti di show personale. Che includeva - oltre al ballo - anche una performance di tipo sessuale.

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L’indagine - che si avvalse anche di intercettazioni telefoniche - prese inizio da un controllo eseguito nel 2012 della polizia nel locale. Circa duecento persone furono identificate dai poliziotti, che si presentarono alla porta per le verifiche. Il cui obiettivo era accertare sia le condizioni di lavoro del personale che la natura degli spettacoli, oltre che le generalità della clientela. All’operazione parteciparono una ventina di agenti del commissariato.

Circa un mese e mezzo dopo, al termine di una serie di accertamenti in borghese degli agenti, che si erano anche spacciati per clienti, il locale fu chiuso - in via temporanea, in seguito riaprì - con tre denunce a carico del titolare e dei suoi collaboratori. Poi il processo, piuttosto lungo. Con numerose udienze in cui si è ricostruito tutto il quadro accusatorio, respinto in maniera decisa degli imputati e dai loro avvocati difensori. Che hanno sempre negato ogni addebito, sostenendo la legittimità delle loro azioni. Ieri la conclusione, che ha visto prevalere le loro ragioni. Ora la palla passa alla Procura per l’eventuale appello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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