Sicurezza
Ammazzato in Passeggiata
La lite fra due stranieri davanti all’ex bar Odeon finisce in tragedia. Fermato un giovane
VIAREGGIO. Chi l’ha soccorso ha capito subito che quel ragazzo dal ventre squarciato non ce l’avrebbe fatta. Poco prima, nel corso di una lite tra stranieri in Passeggiata, all’altezza dell’Odeon ed in pieno pomeriggio, si era levata la mano armata di coltello, ad affondare nella carne di Ayoud El Fadili, 26 anni, cittadino marocchino sposato con una giovane viareggina e padre di un bambino di circa quattro anni. Secondo le primissime ricostruzioni, il giovane avrebbe avuto una lite con chi poi l’ha ucciso. I motivi dello scontro al momento non sono noti.
Il massaggio cardiaco nel tentativo di rianimazione eseguito sul posto dai volontari della Croce Verde, con il medico presente, nulla può sulla gravità delle ferite. Procurate da tre coltellate: una che ferisce di striscio, tra braccio e spalla, la seconda, appena sotto l’omero, e la terza, quella fatale, al costato. Un giovane di Torino tenta di tamponare la ferita. Ma il sangue è tanto, non c’è modo di arrestare l’emorragia. I soccorritori tentano di tutto prima di caricare il ferito sull’ambulanza. La folla assiste impietrita. «Il ragazzo aveva uno squarcio enorme...La lama l’ha aperto», racconta un uomo. Nessuno dei presenti avrebbe mai potuto immaginare che quella che sembrava essere la solita lite tra stranieri, in un pomeriggio qualsiasi da due raggi di sole dopo tanta pioggia, potesse finire con tutto quel sangue sull’asfalto dell’ex salotto buono di Viareggio.
Ayoud, appena nel 2013, aveva perso il fratello Adil, 33 anni, morto sull’Aurelia al Marco Polo nello scontro contro un’auto mentre era alla guida della sua moto. Anche lui era sposato ed era padre di una bambina piccola.
Mentre la vittima della cieca violenza muore, è già caccia all’uomo. «Lo prendiamo», ruggisce il Questore di Lucca, Vincenzo Ciarambino. «Sono tutti al lavoro per individuare il responsabile», assicura al “Tirreno” il Prefetto Giovanna Cagliostro in contatto costante con le forze di polizia: «Al lavoro con la massima consueta attenzione di sempre su Viareggio».
Le generalità dell’aggressore sono rapidamente in mano alla polizia, titolare delle indagini. Lo assicura fin da subito il dirigente del commissariato di Viareggio, Raffaele Gargiulo. Ad inseguire per primo l’uomo armato di coltello è stato proprio un ex poliziotto (vedi articolo sotto, in questa pagina) al quale la scena non è sfuggita. Si tratterebbe - così le prime ricostruzioni - di uno straniero che potrebbe essere in città solo da una settimana. Più di una persona lo ha descritto: l’aria stravolta, un filo di bava alla bocca, fuori di sè.
In serata c’è una persona in commissariato. È stato ritrovato anche un coltellaccio da cucina. L’aggressore prima di rimetterselo in tasca si è ferito. Ora la parola decisiva è quella della Scientifica. Sono momenti concitati che tengono impegnato tutto il commissariato. Viareggio non è una metropoli, ma spesso di trasforma nel centro del mondo. Oltretutto alla vigilia dell’ultimo Corso mascherato. E digerire tanta violenza è impossibile. Qualsiasi sia il periodo dell’anno.
Le voci del popolo della Paseggiata raccontano la stessa storia, quella che è sotto gli occhi di tutti, quotidianamente, almeno nel tratto di viale a Mare che va dal Molo a piazza Margherita: «Tutti sanno che si spaccia in Passeggiata - sono le parole di Giulia - eppure nessuno interviene con determinazione mandando via queste persone, E adesso che c’è il morto cosa dicono i nostri amministratori?».
Gessica ed il suo ragazzo egiziano erano vicini al luogo dove si è consumato l’omicidio: «Non pensavamo finisse in questo modo - raccontano - Spesso questi ragazzi litigano, si menano... Però non mi sarei aspettata di vedere quel giovane a terra ferito gravemente con un coltello. Mi dispiace per lui».
Di fronte al ragazzo a terra, circondato dai soccorritori intenti a rianimarlo, sono passati anche alcuni giovani che per la prima volta si sono trovati di fronte una scena del genere: «Non dimenticheremo mai quel ragazzo a terra nel sangue - parla così Luigi, tutto d’un fiato -. Sono scene che siamo abituati a vedere nei film, ed invece purtroppo è stato tutto vero. In Passeggiata poi non avremmo mai pensato di vivere una esperienza del genere».
La Passeggiata dei primi passi nel mondo da soli: prima un gelato con i compagni di scuola, il tempo di andare e tornare dai genitori che aspettano in ansia. Poi le prime “vasche”, il sabato pomeriggio, qualche acquisto in compagnia, quel cercarsi/guardarsi/piacersi dal quale tutti sono passati per crescere. Non in mezzo allo spaccio. Non in mezzo ai coltelli. Non per inciampare nel sangue versato non si sa neppure perché.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
