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Versilia

Salta la cerimonia dell’anniversario

Salta la cerimonia dell’anniversario

Troppo vento, impossibile portare la lapide dell’eccidio a S.Anna

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STAZZEMA. È uno dei tanti luoghi della memoria devastati la notte del 5 marzo 2015, per molti versi il più importante: la lapide di Sant’Anna di Stazzema che ricorda le 560 vittime dell’eccidio nazifascista, più del parco della Versiliana, più dei pini crollati sulle ville di Forte dei Marmi, più dei danni ai monumenti, alle case e alle aziende, è il simbolo della Versilia ferita dalla tempesta. Per questo è importante che la nuova gigantesca lapide fatta costruire al posto di quella andata distrutta dalla furia del vento venga collocata dietro il monumento Ossario che raccoglie le spoglie delle vittime di settantadue anni fa.

Il progetto condiviso dalle istituzioni locali era di sanare la ferita nel giorno dell’anniversario dell’uragano. Ma non è stato possibile. Motivo: le condizioni meteo. Per trasportare la lapide - che pesa più di quattro tonnellate - è necessario un elicottero che però in questi giorni di maltempo non può affrontare una manovra così impegnativa. Da qui il rinvio e l’impossibilità di mantenere l’impegno con la scadenza del primo anno.

Non solo: la cerimonia doveva essere l’occasione per un momento di incontro e raccoglimento da parte di tutti i sindaci versiliesi, l’occasione per tracciare un bilancio degli interventi fatti in dodici mesi e quello che c’è ancora da fare per ripristinare tutto com’era prima di un anno fa. Si parlava anche della possibile partecipazione del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ma è tutto saltato.

Nessuna cerimonia ufficiale a Sant’Anna, dunque, anche se - come ricordiamo nell’articolo a fianco - sono diverse le iniziative organizzate in Versilia per ricordare quella notte da incubo.

Per quanto riguarda la lapide di Sant’Anna, invece, bisognerà attendere qualche giorno, massimo un paio di settimane, perché l’opera sia collocata vicino all’Ossario. Come detto l’opera è pronta: il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ha potuto visionarla ieri mattina nel laboratorio che ha terminato da giorni l’incisione di tutti i nomi delle vittime riconosciute della strage.

Il 5 marzo dell’anno scorso l’uragano fece cadere la lapide in granito - 3,4 metri per 2,2 metri e 10 centimetri di spessore. Con il contributo di tanti cittadini che hanno fatto donazioni sul conto corrente del Comune di Stazzema, oltreché dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia, dell’azienda di Stazzema che ha donato il blocco di Pietra di Stazzema, di alcune ditte della zona che hanno preso in carico questo mastodontico lavoro è stato possibile realizzare la nuova che misura 3, 45 metri di larghezza, per 2,37 metri di altezza e 194 millimetri di spessore per un peso di circa 4,3 tonnellate realizzata in pietra locale. Proprio per il peso eccezionale della lapide, oltre che per le particolari condizioni del luogo dove va collocata, è necessario un elicottero. Sarà un mezzo dell’Esercito italiano a compiere l’operazione che restituirà un pezzo di storia alla comunità di Sant'Anna e della Versilia.

«Restituiremo quanto prima a Sant’Anna di Stazzema e a tutti il ricordo delle vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema - commenta il primo cittadino Maurizio Verona - e ringrazieremo singolarmente tutti coloro che hanno reso possibile questa impresa a un anno di distanza. L’imponenza della lapide che è pronta, ci impone particolare misure di sicurezza nel trasporto che verrà garantito grazie ad un mezzo dell'Esercito italiano per il quale ringraziamo il Ministero e chi ci ha consentito di addivenire a questo risultato. Vedere scritti di nuovo tutti i nomi ci consente di far comprendere la grandezza della tragedia che si consumò a Sant’Anna che racchiude in sé tutte le altri stragi nazifasciste, non solo perché fu la più numerosa, ma perché ci dà il senso di come anche in un luogo estraneo agli scontri militari si potesse divenire strumenti di una strategia militare del terrore pianificata nei minimi dettagli, come oggi si può morire in un museo, in spiaggia, a un concerto o in un mercato. Rivedere quei nomi incisi nella pietra dà a quelle vittime una nuova dignità, non solo una unità in un numero più grande, ma ciascuno con la propria dignità di persona».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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