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I ristoratori: se aumentate le sagre abbassateci la Tari

I ristoratori: se aumentate le sagre abbassateci la Tari

L’associazione di categoria avanza le sue controproposte al regolamento che il Comune di Massarosa sta per varare

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MASSAROSA. Stop al servizio ai tavoli e alla carta dei vini. Equiparazione della tassa sui rifiuti. E ancora: stop alle nuove sagre per almeno cinque anni e no alle feste organizzate nei giorni immediatamente successivi la fine (o l'inizio) della sagra.

I ristoratori di Massarosa presentano le loro osservazioni al regolamento sulle sagre di prossima approvazione dal consiglio comunale. L'incontro fra l'Ara (l’Associazione ristoratori e albergatori di Massarosa) e l'amministrazione si è tenuto mercoledì pomeriggio. Troppe - secondo la categoria - le questioni da ritoccare sul nuovo regolamento. A non andare giù, in particolare, sono i 310 giorni totali di sagre previste, più gli altri nove di festa concessi per ogni associazione (sociale o sportiva che sia). Per questo l'Ara ha stilato un documento, presentato in Comune. Pochi e chiari i punti richiesti. Per i ristoratori, ad esempio, potranno organizzare nuove sagre solo «quelle associazioni presenti in maniera attiva sul territorio da almeno due anni». Questo per evitare che a qualcuno venga in mente di mettere in piedi in tutta furia una nuova associazione per fare una sagra al solo scopo di fare cassa.

I ristoratori non contestano la possibilità di fare feste (e del resto nessuno ha nulla da dire contro le stesse organizzazioni che spesso nelle sagre trovano ossigeno per le loro attività, politiche, sociali, culturali e sportive per andare avanti durante tutto l'anno). Chiedono che questi nove giorni di festa previsti nel regolamento (una novità assoluta per il nostro territorio) siano distanziati dalla sagra da almeno 30 giorni. Altrimenti si rischia di avere feste che inizino il giorno dopo la fine della sagra, nello stesso luogo e organizzate dalle stesse persone.

Le feste, inoltre, per l’Associazione ristoratori e albergatori di Massarosa, dovrebbero escludere celebrazioni di compleanni, matrimoni, battesimi, comunioni e via dicendo. Per Ara si deve mettere un argine al fenomeno. L’associazione chiede di cristallizzare l'attuale situazione: non più di 14 sagre per i prossimi cinque anni. Poi i punti caldi, su quali lo scontro forse sarà più duro. Per Ara deve essere limitato ad un massimo di dieci voci il numero di pietanze offerte nei menu; non deve essere presentata una carta dei vini, ma la semplice dicitura vino bianco o rosso. I ristoratori chiedono soprattutto l'equiparazione della tassa sui rifiuti: o le sagre pagano quanto i ristoranti o i ristoranti pagano quanto le sagre. Il problema, quello della ristorazione “alternativa” che abbonda sul territorio da aprile a ottobre, è stato portato allo scoperto dall'Ara, ma non riguarda certo solo il comune di Massarosa. È chiaro che una così ricca offerta, che abbonda soprattutto in estate, toglie potenziali clienti a tutte le attività di somministrazione cibi delle località limitrofe, da Torre del Lago a Viareggio, da Marina di Pietrasanta a Lido di Camaiore e Camaiore. Non a caso, a dare il pieno sostegno dell'Ara di Massarosa, c'era anche Marco Cipollini di Confcommercio Versilia. (m.p.)

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