Il Tirreno

Versilia

Condannato per un agguato, Vincenzo Saetta torna in carcere

di Matteo Tuccini
Condannato per un agguato, Vincenzo Saetta torna in carcere

Accolto il ricorso della Procura dopo la sentenza per avere ordinato l’assalto all’auto del rivale

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VIAREGGIO. Vincenzo Saetta è tornato in carcere. Il tribunale del Riesame di Firenze ha accolto il ricorso del sostituto procuratore Aldo Ingangi contro gli arresti domiciliari a cui il 44enne di origine campana era sottoposto da mesi (si trovava in un’abitazione a Napoli). Saetta era finito ai domiciliari per la vicenda degli spari contro il Suv di un rivale al Varignano, che gli è costata una condanna a otto anni di carcere: era accusato di essere il mandante dell’agguato, deciso dopo uno “sgarro”. Ebbene: i giudici del Riesame hanno ordinato una nuova carcerazione nell’istituto di massima sicurezza di Prato. In attesa del processo d’appello che si terrà tra due settimane.

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L’agguato al Suv. È uno degli episodi criminali più inquietanti degli ultimi anni. Qualcosa che a Viareggio - città peraltro turbolenta - non si era quasi mai visto. L’assalto avviene nell’ottobre del 2011, tra la via Paladini e la via del Forcone nel quartiere Varignano. Sei proiettili calibro 7.65 vengono sparati in corsa da un uomo a bordo di uno scooter contro il Suv guidato da Stephan Petrovici, romeno allora 35enne. Che finisce all’ospedale Versilia per essere operato d’urgenza a una gamba, colpita da tre di quei sei proiettili. Petrovici se la cava, la polizia dà il via all’inchiesta. Che disegna questo scenario: Petrovici e Saetta sono in affari per una vicenda di truffe alle assicurazioni auto, peraltro finita in un’altra inchiesta (con altre condanne).

Il patto - secondo la ricostruzione degli inquirenti - prevede un falso furto di un’auto (una Mercedes), in realtà portata in Germania per essere reimmatricolata e rivenduta. Nel frattempo si incassa il risarcimento dalla compagnia assicurativa. Ma tra Petrovici e Saetta nasce un’incomprensione - probabilmente l’auto non viene restituita - e sorgono i problemi. Il romeno - sempre secondo le accuse - viene malmenato in piazza Karlovy Vary, cuore del Varignano, e Saetta gli strappa anche una catenina d’oro. Petrovici reagisce, gli va sotto casa e lo minaccia, danneggiando anche delle auto.

A quel punto nascerebbe la decisione di passare alle maniere forti. Secondo il pm Ingangi della Procura di Lucca, è Vincenzo Saetta a ordinare l’assalto. Compiuto materialmente da Alessandro Discetti, l’uomo che - secondo la Procura - avrebbe sparato i sei colpi contro l’auto a bordo di uno scooter. Angelo Pizzi avrebbe guidato lo scooter usato per l’attentato; Marco Saetta, fratello di Vincenzo, avrebbe fornito supporto logistico. I quattro vengono arrestati dalla polizia nel marzo del 2013: decisive alcune intercettazioni.

Le condanne e l’appello. La Corte d’Assise di Lucca, nel gennaio dell’anno scorso, dimostra di credere alle accuse. Condannando Vincenzo Saetta (assistito dagli avvocati Eriberto Rosso e Manuele Ciappi) a otto anni e quattro mesi di carcere. Stessa pena viene inflitta a Alessandro Discetti, assistito dall’avvocato Massimo Landi. Per Angelo Pizzi, assistito sempre dall’avvocato Landi, la condanna è di cinque anni e otto mesi. Per Marco Saetta - tutelato da Giorgio Nicoletti e Manuele Ciappi - la condanna è di cinque anni.

Gli imputati, giudicati con rito abbreviato, vengono ritenuti colpevoli di lesioni gravissime (l’accusa di tentato omicidio era già caduta) con l’aggravante del metodo mafioso. Il 16 marzo ci sarà il processo d’appello, in cui gli avvocati difensori daranno battaglia. Anche per un’eventuale scarcerazione.

Il patrimonio bloccato. Resta in sospeso la vicenda dei beni confiscati dal tribunale a Vincenzo Saetta e ai familiari, che ne hanno chiesto la restituzione. Tra questi l’attico in via di Montramito, suo luogo di residenza a Viareggio: è stato confiscato a fine luglio del 2015, assieme ad altri beni mobili ed immobili per un valore totale di sei milioni di euro. La confisca - che significa finire nel patrimonio dello Stato - è scattata dopo la condanna a sedici anni per usura ed estorsione, inflitta a Saetta dal tribunale di Lucca. Secondo l’accusa i beni riconducibili a Saetta, a suo fratello Marco e a Salvatore Cocige sarebbero frutto dei crimini contestati.

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