Lutto
Uccise il fratello: soffro, mi conforta Dio
Il giudice dà l’ok all’esame psichiatrico per capire se Nicola Guidotti era capace d’intendere e di volere quando ha sparato
VIAREGGIO. «Soffro, ma trovo conforto nella fede e in Dio». Sono passati più di otto mesi da quando Nicola Guidotti, 59 anni, conosciuto ristoratore viareggino, ha sparato quattro colpi di pistola contro il fratello Mario, 51. Uccidendolo sul colpo. Da allora Nicola è in carcere a Lucca. E ci resterà come minimo fino alla sentenza.
L’ok all’esame psichiatrico. Ieri è iniziato il processo per il delitto, commesso il 20 giugno dell’anno scorso di fronte al ristorante Mezzo Marinaio in Darsena. Dove Nicola e Mario lavoravano insieme, e nel quale è avvenuta la loro ultima lite dopo anni di rapporti difficili. Il giudice del tribunale di Lucca Silvia Mugnaini ha dato il via all’esame psichiatrico che verrà eseguito su Nicola. E che dovrà stabilire una volta per tutte se il ristoratore era capace d’intendere e di volere quando ha ucciso il fratello. Al momento, infatti, ci sono state solo delle consulenze di parte, con vari professionisti che hanno esaminato l’imputato.
La presunta infermità mentale. È chiaro che, nel caso in cui dovesse essere riconosciuta una forma di infermità mentale, ci sarà uno sconto sull’eventuale pena. Che già sarà ridotta di un terzo, perché Nicola Guidotti verrà giudicato con rito abbreviato. Secondo gli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi, che rappresentano Nicola e la sua famiglia, «si tratta di un processo in cui meritano rispetto tutti coloro che sono vittime di questa vicenda. Ma va valutata con dovuta attenzione e cura anche la posizione dell’imputato». I due legali - che ieri hanno depositato la perizia difensiva firmata da Alberto Petracca e Roberto Branconi - rammentano che anche la consulenza tecnica ordinata dalla Procura - e firmata dal professor Mauro Mauri - ha stabilito l’esistenza di una patologia nel loro assistito. Mauri ha così scritto: «Il gesto omicida, occorso in un quadro emotivamente scompensato, sembra la risultante di un logorio durato anni e che è divenuto un’esasperazione, tanto da non permettere al periziando (Nicola Guidotti, ndr) di vedere un’altra via d’uscita in quei momenti». Inoltre, ritiene Mauri che «... al momento dei fatti, il periziando fosse affetto da una condizione di infermità mentale, tuttavia non tale da ridurre grandemente o da escludere la capacità di intendere e di volere». Da qui la necessità di chiarire meglio l’eventuale condizione di infermità dell’omicida al momento in cui ha agito. Non sono della stessa opinione i legali che assistono la figlia e l’ex compagna di Mario Guidotti. Che hanno sempre ribadito la loro convinzione: Nicola era perfettamente in sé quando ha sparato.
La premeditazione. Identica differenza di vedute c’è sull’eventuale premeditazione del delitto. Gli avvocati di parte civile sostengono che non si è trattato di un raptus, ma di una decisione già presa in precedenza da Nicola. Tesi che gli avvocati difensori respingono.
@matteotuccini
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