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CASO CANONI

Rimossa la salma di un morto sul lavoro: la figlia accusa

Rimossa la salma di un morto sul lavoro: la figlia accusa

STAZZEMA. «Mio padre è morto due volte: il 18 gennaio 1964 e il 23 febbraio 2016, quando è stato tolto dalla tomba». Rossella Pardini, residente a Mulina, esprime così la sua rabbia, contro la...

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STAZZEMA. «Mio padre è morto due volte: il 18 gennaio 1964 e il 23 febbraio 2016, quando è stato tolto dalla tomba».

Rossella Pardini, residente a Mulina, esprime così la sua rabbia, contro la rimozione forzata delle salme dei suoi cari messa in atto dal Comune. Lo ha fatto in una lettera al sindaco Maurizio Verona, all'ex sindaco Michele Silicani, e all'arcivescovo di Pisa monsignor Giovanni Benotto. Lo sfratto della tombe, subito da chi non ha pagato il rinnovo dei canoni cimiteriali perpetui ante 1975, è toccata anche al babbo e alla nonna materna di Rossella. La macchina amministrazione non conosce emozioni. E va avanti come un carrarmato, nonostante una sentenza del tribunale di Lucca che ha chiarito che la richiesta di aggiornamento dei canoni cimiteriali sia illegittima.

«Con questa lettera - ha scritto Rossella Pardini - voglio far sapere ai signori del Palazzo Comunale cosa prova una figlia a dover far estumulare il proprio babbo e la nonna materna, la quale ha fatto sia da padre che da madre per permettere all'unico genitore rimasto, mia madre, orfana di guerra, di riuscire a portare avanti la famiglia, dato che il babbo era morto lavorando nella cava al Piastraio a 33 anni».

Rossella Pardini continua raccontando i sacrifici della famiglia per donare al padre un posto dove riposare in pace. «Mia madre era vedova, senza lavoro, con tre figli: una di anni sei, una di 4 e il più piccolo di soli 6 mesi. E' andata avanti per anni solo con le misere pensioni di guerra della mia nonna e del lavoro del mio babbo. Io ero la più grande - ricorda Rossella - avevo sei anni, ma ricordo perfettamente quando sono venuti a casa per dare la notizia. L'unico posto per ricordare era la tomba che con gran sacrificio mia madre aveva fatto. Visto che il suo contratto era a tempo "Perpetuo", pensava fosse per sempre. Invece, a distanza di 52 anni, con tanta e tanta rabbia ha scoperto che doveva (ri) pagare oltre tremila euro di rinnovo di concessione o togliere dalla tomba le due salme».

La vicenda prese il via durante il secondo mandato di Michele Silicani: fu la sua giunta a deliberare il rinnovo dei canoni perpetui. Ne scaturì subito una massiccia raccolta firme che tuttavia non fece tornare sui propri passi l'amministrazione. Ma solo poche settimane fa un giudice si è espresso in favore di una cittadina di Ruosina, che aveva fatto ricorso contro l'ingiunzione di pagamento del comune. «ln tutti questi anni, dal 2007 in poi, mai un sacerdote ha preso posizione contro un atto amministrativo che privilegiava la gravosa fiscalità pubblica a danno della pietà dei defunti»- conclude la lettera. Solo don Simone Binelli, durante le recenti esequie di un abitante di Cardoso che si era opposto fino agli ultimi giorni della sua vita alla gravosa richiesta comunale, ha ricordato in chiesa questa situazione che siamo stati costretti a subire a Stazzema».

Tiziano Baldi Galleni

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