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Maxi evasione: incassano undici milioni di euro in nero

Maxi evasione: incassano undici milioni di euro in nero

La Finanza di Viareggio scopre venti aziende fantasma: denunciati un imprenditore e undici prestanome

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VIAREGGIO. L'ambito nel quale operavano era quello dei trasporti e della movimentazione macchine e merci. E i traffici della complessa rete di società di capitali, imprese individuali, professionisti - venti soggetti in tutto - si sviluppava prevalentemente in Versilia, tra Viareggio, Camaiore, Massarosa. Ma anche Arcola, Campi Bisenzio, e Capannori. Traffici per i quali non esisteva traccia alcuna per il Fisco ma che, conti alla mano - minuziosamente ricostruiti dalle Fiamme Gialle - negli anni avevano fruttato qualche cosa come 11 milioni di euro. Ai quali vanno aggiunte le imposte che il sostanzioso giro di affari non pagava al fisco. Ecco in sintesi l’operazione condotta dai finanzieri del Gruppo di Viareggio, a seguito di una complessa indagine fiscale denominata Phantom Enterprises.

L'inchiesta. Come detto sono venti i soggetti, tra imprese e amministratori di società completamente sconosciuti al Fisco, scoperti dai finanzieri che hanno calcolato l’occultamento al Fisco di redditi per 11 milioni di euro. A cui va aggiunta un’evasione dell’Iva per quasi un milione di euro. L'indagine è partita quando i Finanzieri hanno individuato un imprenditore viareggino, di origini campane, che gestiva in modo occulto e disinvolto diverse attività economiche, approfittando della compiacente collaborazione di soggetti prestanome. Da qui sono partiti accurati accertamenti fiscali che hanno portato anche al sequestro di un distributore privato di carburanti completamente privo di autorizzazione e di oltre mille litri di gasolio. Ingegnoso, peraltro, il meccanismo utilizzato dall'imprenditore che, per sfuggire al Fisco, trasferiva da un luogo a un altro sia la propria residenza anagrafica che la sede della propria azienda, evadendo appunto milioni di euro.

La rete di evasori. «L’aspetto interessante della vicenda - spiega la Guardia di Finanza -è che anche i prestanome, in rapporto d’affari con l’imprenditore, non erano da meno, visto che a loro volta esercitavano la propria attività aziendale in completa evasione delle imposte». Complessivamente sono dodici le persone denunciate per reati di natura tributaria. Con rilevanza penale che va dall’emissione di fatture false o per operazioni inesistenti a omesse dichiarazioni dei redditi. Passando per l'occultamento o la distruzione di documenti contabili.

Gli accertamenti. Allo scopo di analizzare la posizione dell’imprenditore e dei compiacenti prestanome, i finanzieri si sono avvalsi di approfonditi accertamenti di natura patrimoniale. Sono stati passati al setaccio decine e decine di conti correnti. Cosa che «ha consentito - spiegano i finanzieri - di accertare l'esistenza di significative somme di denaro movimentate per milioni di euro e mai dichiarate al Fisco». La ricostruzione dei flussi finanziari poi ha svelato i retroscena di intrecci e commistioni nella gestione dei conti correnti esaminati, intestati solo formalmente ai soggetti prestanome, ma in realtà riconducibili all’imprenditore viareggino sotto inchiesta.

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di Redazione web