Gioco
Righi: scontiamo il solito ritardo del nostro sistema istituzionale
VIAREGGIO. Loro se l’aspettavano: perché all’udienza del 3 dicembre scorso, nel corso dell’udienza di fronte alla Corte di giustizia europea, il vento non tirava certo a favore dell’Italia e delle...
VIAREGGIO. Loro se l’aspettavano: perché all’udienza del 3 dicembre scorso, nel corso dell’udienza di fronte alla Corte di giustizia europea, il vento non tirava certo a favore dell’Italia e delle sue proroghe alla concessioni demaniali. Roberto Righi ed Ettore Nesi sono gli avvocati di “Promoimpresa”, azienda lombarda che ha ricorso al Tar contro il diniego di concessioni sulle sponde del lago di Garda. «Non c’è niente di nuovo», commenta Righi: «È il solito ritardo del nostro sistema istituzionale di fronte alla cose. Quel ritardo che trucidò le armate italiane all’estero, l’8 settembre del 1943...».
Quella dell’avvocato generale della Corte europea - spiega Righi - «era l’opinione che prevedevo, ma è l’opinione di una delle parti del processo. Che non valuta assolutamente l’aspetto immobiliare della vicenda». Per sostenere questo lato della “medaglia”, Righi e Nesi in udienza avevano porta la sentenza del Tribunale costituzionale spagnolo datata 13 novembre 2015, la quale «definisce la concessione demaniale "soporte" fisico dell'attività». Se su questo punto i giudici della Corte di giustizia europea - è lo scenario delineato oggi dall’avvocato Righi - «andranno fino in fondo, allora la sentenza non ragionerà come l’avvocato generale Szpunar. Se rimarranno in superficie, invece, non potranno che seguirne l’impostazione».
Quella di ieri - ricorda il noto avvocato amministrativista - «non è la sentenza. Sono le conclusioni di una parte nel processo, che orienteranno la Corte certamente, ma non è detto che siano poi la sentenza della stessa Corte». Certo, il quadro, che roseo non è mai stato, oggi si colora di nero. Ed è per questo che Righi sottolinea con forza un aspetto, nelle conclusioni dell’avvocato generale, che deve far quadrare al futuro. Ed è quel punto 92 delle conclusioni di Maciej Szpunar, in ragione del quale - argomenta l’avvocato Righi - «a questo punto sono favoriti i procedimenti di proroga della concessione in ragione degli investimenti in corso» sui singoli stabilimenti balneari che ne facciano richiesta. «Entro certi limiti - prosegue il legale - il punto 92 delle conclusioni riconoscono un’apertura a chi ha scelto la strada degli investimenti» per ottenere una concessione ben più lunga di quella scadenza al 2020 fissata dal governo italiano e contestata radicalmente dall’Europa. Ce contesta all’Italia, così le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia, non solo il mancato rispetto delle direttiva Bolkestein, ma di essere fuori, con le proroghe concesse, da quel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che regola con l’articolo 49 il “diritto di stabilimento”.
All’avvocato Maciej Szpunar, il collega Righi muove un’ultima osservazione: «Nelle conclusioni viene presa a riferimento una sentenza “Rina Service” : «Certo che in quel caso non poteva esservi un vincolo di nazionalità per le pratiche da effettuare. Ma non si capisce quale sia la relazione con gli stabilimenti balneari».
Donatella Francesconi
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