Il dolore
Mare nero, la paura rientra «Non c’è inquinamento»
Capitaneria, Arpat e Consorzio di bonifica stanno facendo tutti gli accertamenti «Pensiamo sia fanghiglia del lago arrivata con le piogge: nulla di anomalo»
VIAREGGIO. «Non si tratta di inquinamento. Quasi certamente è fanghiglia depositatasi sul fondale del lago di Massaciuccoli. E arrivata in mare dopo le piogge degli ultimi giorni». Il caso del mare nero al porto, che aveva provocato di preoccupazione in città, sembra sgonfiarsi: in questa direzione vanno le dichiarazioni di tutti gli enti che stanno facendo gli accertamenti. Che, va detto, sono ancora in corso. L’esito delle analisi sulle acque sarà noto soltanto la prossima settimana, ma si tende già ad escludere che si tratti di un problema di gasolio sversato o di scarichi abusivi. Il fenomeno, insomma, sarebbe naturale. Con nessun rischio per la salute o altro.
I prelievi. Lunedì scorso l’immagine del mare nero tra il porto e il canale Burlamacca, ripresi dall’alto, aveva lasciato tutti un po’ di stucco. Il primo pensiero è corso all’ipotesi peggiore: il gasolio. «Ma quando c’è il carburante nell’acqua - spiega il vicecomandante della Capitaneria, Federico Giorgi - è come un olio, si vede a occhio nudo. Anche perché ci sono riflessi “iridescenti”. E anche l’odore ne indica la presenza». A scanso di equivoci, la Capitaneria ha informato i vari enti interessati: l’Arpat, il Consorzio di bonifica Toscana nord, l’Arpat, l’Asl, il Comune di Viareggio e l’Autorità portuale. Martedì sono stati fatti i primi campionamenti sia da parte della stessa Capitaneria che dell’Arpat.
Niente gasolio. Come detto il primo pensiero, quello dell’inquinamento da carburante, è stato fugato. «Il campione che stiamo esaminando - spiegano dall’Arpat - sembrerebbe escluderlo. In genere il sospetto è reso evidente dall’odore e dal colore. In ogni caso, per avere i risultati definitivi bisognerà attendere l’inizio della prossima settimana».
L’ipotesi più probabile. Un’altra possibilità era legata a lavori eseguiti in porto, che magari potevano aver smosso il fondale. Ma anche in questo caso sembra che non sia così. «Sia la Regione, tramite l’Ufficio navigazione interna, che il Consorzio di bonifica - spiegano dalla Capitaneria - hanno confermato che, allo stato attuale, non vi sono lavori in corso presso argini e fondali di canali o fossi interni confluenti nel canale Burlamacca che possano aver provocato il fenomeno». E allora? Tutto porta, secondo quanto riferiscono gli addetti ai lavori, al materiale sedimentatosi sul fondale del lago di Massaciuccoli. E che si era accumulato nei mesi invernali in assenza di grandi piogge. Il maltempo degli ultimi giorni, invece, ha innalzato il livello del lago fino a 34 centimetri sopra il livello del mare (cioè a sei centimetri da una situazione di emergenza vera e propria). «A quel punto - spiega l’ingegner Leonardo Giannecchini del Consorzio di bonifica - c’è stato un deflusso di acqua dal lago verso il mare. Deflusso che avviene per due terzi in maniera naturale e per un terzo in maniera meccanica, cioè tramite pompe». Questo spostamento, definito dal Consorzio una specie di “sciaquone”, ha condotto in porto acque che sono per definizione torbide, perché contendono fango e melma di origine naturale (soprattutto legname) che si creano nel lago. «Queste acque sono rimaste in porto per via della mareggiate, dando il brutto colore che abbiamo visto - dice il vicecomandante Giorgi - Comunque, nell’attesa di conoscere l’esito delle analisi, risaliremo il Burlamacca con una nostra imbarcazione. L’obiettivo è verificare che non ci siano scarichi sospetti».
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
