Il Tirreno

Versilia

shoah in versilia

Proclamati eroi per avere salvato una famiglia ebrea

Don Innocenzo Lazzeri al centro durante una festa di prima comunione
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Don Innocenzo Lazzeri al centro durante una festa di prima comunione

Il prete di Sant'Anna Stazzema don Innocenzo Lazzeri, il medico camaiorese Mario Lucchesi e una famiglia di pastori di san Pellegrino in Alpe sono stati riconosciuti da Israele come Giusti tra le Nazioni

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STAZZEMA. Il nome di Don Innocenzo Lazzeri - il parroco di Farnocchia ucciso il 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema - verrà scolpito sul muro del Giardino dei Giusti, nel museo Yad Vashem di Gerusalemme. Brillerà in quell’eden della pace, insieme a quello di altri quattro italiani: il medico Mario Lucchesi di Camaiore, Giuseppe, Maria e Mansueto Rossi di San Pellegrino in Alpe. Saranno ricordati per sempre sul Muro dei Giusti per aver salvato la vita a quattro ebrei durante la Shoah: la famiglia Sraffa, molto conosciuta a Pietrasanta per il negozio di stoffe.

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Don Innocenzo Lazzeri e gli altri quattro Giusti, in un intreccio rocambolesco, strapparono alla morte certa ad Auschwitz la famiglia pietrasantina. Il tutto a proprio rischio e pericolo. Nessuno dei cinque è più in vita, ma la memoria di loro non si spegnerà più. Il titolo di Giusti tra le Nazioni è stato assegnato loro ieri in Israele: dietro a questo riconoscimento c’è il lavoro certosino di un professore universitario in pensione, Marco Piccolino, che risiede attualmente Pisa anche se ha insegnato all’università di Ferrara.

Negli ultimi anni il docente universitario di fisiologia si è appassionato di storia e ha scritto due libri su Sant’Anna di Stazzema. Durante le ricerche, mentre lavorava al testo “Voci di donne a Sant’Anna di Stazzema”, ha scoperto gli avvenimenti della famiglia Sraffa, e ha deciso di renderli noti alle autorità israeliane.

La sua richiesta è stata approvata dopo un anno e mezzo. Il termine Giusti tra le Nazioni viene usato per insignire i non-ebrei che rischiando la loro vita hanno salvato anche un solo ebreo dai nazisti. A conferire il titolo è una commissione guidata dalla Corte Suprema di Israele. Il primo nome inserito nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme fu quello di Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco reso famoso da un film di Spielberg per aver salvato oltre mille ebrei. Tra gli italiani possiamo ricordare il ciclista Gino Bartali, che trasportò con la sua bici documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità. In Italia sono circa seicento le persone iscritte in questo elenco.

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Della famiglia versiliese salvata oltre settant’anni fa è rimasta in vita solo Franca, che all’epoca aveva 9 anni. Oggi ne ha 82, e abita nella sua casa di Marina di Pietrasanta. Franca ricorda ancora bene tutti gli episodi che hanno reso possibile a lei e ai familiari di fuggire alla furia nazifascista. Nell’agosto del 1943 si era recata a Farnocchia con la madre Felicina (incinta), che in quel paesello di montagna, a Stazzema, secondo il loro dottore Mario Lucchesi avrebbe potuto trovare la serenità per affrontare la gravidanza. Ma invece iniziò un calvario, a causa di una levatrice, Siria Catelani, che prima fece nascere Donatella, poi mise in atto una vera e propria persecuzione nei confronti della famiglia.

Era la fine del ’43, da poco era nata la Repubblica di Salò e per gli ebrei il pericolo era arrivato all’apice. È qui che entra in gioco il sacerdote Innocenzo Lazzeri della parrocchia di Farnocchia, da cui dipendeva anche quella di Sant’Anna. Dopo il parto di Felicina nascose nella sua canonica lei, le due bambine, e il marito, Aldo Sraffa, dalle ispezioni dei nazisti allertati dalla levatrice. Stavolta Innocenzo Lazzeri riuscì in quello che qualche mese dopo (agosto 1944) gli fu impossibile fare, restando ucciso a Sant’Anna nel tentativo di convincere i nazisti a risparmiare circa 130 persone in cambio della sua vita: ammazzato sulla piazza delle chiesa dove il giorno prima una dozzina di ragazzini giocavano a fare il girotondo (per il suo gesto di altruismo gli è stata riconosciuta la Medaglia d’oro al valor civile).

Ma torniamo al salvataggio degli Sraffa. Diventata troppo pericolosa la permanenza a Farnocchia, la famiglia ebrea fu trasferita a Greppolungo sulle colline di Camaiore nei pressi del monte Gabberi. Qui il dottore Mario Lucchesi, che conosceva gli Sraffa, nascose la famiglia nella sua abitazione. Ma un’altra spiata, sempre della Catelani, costrinse Aldo, la moglie e le loro due bambine a una lunga traversata su una Topolino Fiat (del figlio di Lucchesi) fino a Castiglione Garfagnana. Per arrivare infine, e casualmente, a San Pellegrino in Alpe dove i pastori Giuseppe e Maria Rossi insieme al figlio Mansueto ospitarono gli ebrei per un anno e mezzo, fino alla fine della guerra quando poterono tornare sani e salvi a Pietrasanta.

Grazie al professore Piccolino, oggi questa storia può essere conosciuta da tutti, , uscendo dagli archivi di storia per diventare l’emblema del coraggio che ha saputo manifestarsi anche durante il regime nazifascista. «L’anno scorso ho inviato la richiesta di inclusione di queste cinque persone tra i Giusti delle Nazioni e finalmente è arrivata la bella notizia - ha commentato il professore Marco Piccolino - Israele conferirà ai parenti in vita una medaglia e un diploma di onore, e il loro nome sarà scritto sul muro dei Giardino dei Giusti di Israele».
 

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