Proteste
Se la satira è anticlericale
Boom di preti, fratacchioni e cardinali sui carri: è l’effetto papa Francesco
CORRADO BENZIO. C’è l’effetto papa Francesco, ma non è proprio un bel segnale. Mai come quest’anno preti, suore, frati e cardinali sono apparsi su carri e mascherate. Uno sdoganamento aspirato per decenni e finalmente arrivato: si può fare satira anche sui preti, anche ad una festa popolare e non trasgressiva come il nostro carnevale. Ma un via libera che a Viareggio è figlia del solito conformismo, dell’essere mainstream. Si fa satira su preti gaglioffi, forchettoni, dediti a Mammona, ma solo da quando a denunciare le malefatte di Curia è stato per primo papa Francesco.
Prima di papa Bergoglio, l’unico ad avere sparato a zero sulla Chiesa era stato Giovanni Lazzarini in arte Menghino. Celebri i suoi maialini vestiti da serafici chierichetti. Una mascherata di gruppo che venne sequestrata dai solerti agenti della squadra politica (un tempo la Digos si chiamava così) del Commissariato di Viareggio.
Era l’anno domini 1963. La mascherata si intitolava «Porcherie d’oggi» e il bersaglio erano i primi casi di sofisticazioni alimentari. C’era il funerale di un cavallo la cui carne sarebbe diventata buona per i salumi, facendola passare per maiale. A questo funerale partecipano i sei maialetti con ceri e turiboli, vestiti da chierici. Tutto qui, ma il cielo si aprì e venne giù.
Il 1963 è un grande anno. Muore papa Giovanni, sale sul soglio pontificio il cardinal Montini con il nome di Paolo VI. Sarà lui a chiudere il Concilio, in chiesa la messa non sarà più in latino e per di più si apre l’era della Distensione. Ma i preti non si toccano. La Dc attacca Menghino, il comitato carnevale si dissocia, dicendo che nessuno sapeva dei maialini-chierichetti, la Ps (allora si chiamava così) sequestra per i reato di vilipendio alla religione di Stato.
Altri tempi, altri carristi. Menghino si dichiara non anti-clericale, ma sa di averla fatta grossa e aggiunge serafico: «Volevo rompere il conformismo dei carristi».
Eppure siamo in pieno boom, i costumi cambiano, il cinema italiano ci dà capolavori come Fellini 8 e mezzo, I Mostri, il Gattopardo.
A Viareggio bisognerà aspettare il 1986 per vedere il papa sfilare in corso. Tocca al Woytila di «Vincenzo» Lazzeri che lo ribattezza «Messaggero di pace». Giovanni Paolo II è pontefice da 8 anni. Un «papa medievale con la tv» lo definiscono alcuni intellettuali francesi. La differenza la fa la tv. Woytila è popolare e allora, naturaliter, finisce al corso. Una prima uscita sfortunata: il carro non sfilerà al primo corso perchè il mascherone si schianterà nell’hangar all’ultima prova.
Più dissacrante il Woytila di Roberto Alessandrini, intento a bombardare da un elicottero Usa. Il Woytila più bello è quello di Fabrizio Galli, anno 2002. È un mascherone enorme, suggestivo. Arriverà solo secondo, provocando una feroce polemica da parte di Galli. La sua sola colpa per la giuria? Essere poco carnevalesco.
Ci voleva Bergoglio, va ripetuto, per sdoganare la satira sui preti.
La pantomina più divertente è quella del «Bilderberg» di Roberto Vannucci. In prima fila in questa massoneria di potenti mondiali ci sono preti e cardinali e anche una drag queen con giarrettiera e barba. Insieme a loro balla un rubicondo signore in redingote che dovrebbe rappresentare il potere economico. Quello che la Buonamima definiva la cospirazione demoplutogiudomassonica.
In Santa romana spesa, Erica Cerri ritrae un benedicente cardinal Bertone, l’uomo del megaattico da 800mila euro (di sola ristrutturazione) con i soldi dell’ospedale del Bambin Gesù.
Bei fratacchioni fanno la loro comparsa in Ras-putin, in cui si collega la figura dell’eminenza grigia dello zarismo all’attuale zar delle Russie. La mascherata di Alessandro Pasquinucci coi Burlabomber vede poi un codazzo di fratacchioni che ricordano gli anni d’oro dei film ispirati al Decamerone.
Un bel cardinalone lo ritrovate anche in Uccellacci ed uccellini di Pierfrancesco Giunti. Ma preti, suore e soprattutto cardinali li trovate un po’ su tutti i carri come simboli (deteriori) del potere.
Gli abiti talari sono cresciuti anche fra la folla. Ieri un tranquillo signore benediceva grandi e piccini ricambiato, con grande gioia, dai self. Era un credibile sosia di papa Bergoglio, accompagnato – qui stava l’effetto satira – da un cardinale e da una suora. In total white un po’ benediceva, un po’ baciava, con il classico effetto dissacratorio. Eppure un tempo si diceva « il c...zo o il cordone?». Ora va bene tutto. La Dc è morta, il Pci (l’altra chiesa dell’epoca) anche, e il Vaticano non sta tanto bene. Ora aspettiamo – come ricordava anni fa ancora Menghino – che cada l’ultima tabù: la satira contro i giudici e la magistratura. Ma forse ci manca un Menghino degli anni Duemila.
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