Il Tirreno

Versilia

STAZZEMA

Otto giovani trovano un lavoro

Aprono un’azienda agricola per curare e sfruttare il bosco

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STAZZEMA. Era il 22 febbraio 2015, quando l’Amministrazione di Stazzema nell’ iniziativa “Il Coraggio dei Sogni” promosse l’incontro tra aziende locali che si sono affermate e sviluppate nel settore agricolo e dell’accoglienza e giovani interessati ed invogliati a trovare in montagna la propria realizzazione professionale. A distanza di un anno i risultati sono estremamente positivi. Otto giovani ragazzi, numero di non poca importanza per un comune come Stazzema, hanno avviato una azienda agricola o stanno completando in questi giorni gli adempimenti burocratici per farlo. Di questi, tre, hanno partecipato ai bandi di finanziamento del Nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020 e beneficeranno del Premio Giovani ed altri si stanno preparando a presentare le domande per le nuove misure che usciranno nei mesi prossimi.

Lo spirito dell’iniziativa tenutasi un anno fa a Stazzema «era – scrive il Comune – quello di portare come esempio le buone pratiche sviluppatesi grazie alla collaborazione tra pubblico e privato facendo conoscere ai giovani le opportunità di finanziamento che gli enti mettono a disposizione, in particolare con il Psr. Sono giovani che investiranno nella realizzazione di allevamenti di bestiame, con l’acquisto di greggi di pecore e capre; nel recupero di alpeggi da destinare a luoghi di accoglienza e di manufatti come un vecchio mulino che verrà riattivato, nella coltivazione del bosco, nella riconversione di terreni abbandonati, attività diverse ma tutte accomunate da un Unico Obiettivo: il recupero del Territorio».

Questi risultati, ci riempiono di soddisfazione e ci rafforzano nella nostra volontà di portare avanti politiche volte al recupero del bosco. In passato Il Bosco è stato una risorsa economica importante per la montagna e quell’economia, fatta di un lavoro duro e spesso pericoloso, anche per la carenza di mezzi e per l’asprezza dei luoghi, era la salvezza del territorio perché riusciva a tenere vivo un equilibrio essenziale tra la vita dell’uomo in montagna e la salvaguardava dell’ambiente. Siamo certi – conclude il Comune – che quell’attività possa tornare a vivere ma è necessario saper coniugare le esperienze e le professionalità del passato con la tecnologia e i mezzi moderni».

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