Il Tirreno

Versilia

Strage, per gli assi dei carri merce non c’è documentazione sufficiente

di Donatella Francesconi

A novembre 2009 l’ennesimo allarme dell’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria (Eba): «Il problema della manutenzione è entrato in scena in un modo molto drammatico»

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VIAREGGIO. È il 25 novembre 2009 e tra un mese morirà l’ultima vittima del disastro ferroviario di Viareggio, trentadue decessi, un pezzo di quartiere distrutto, i feriti appena usciti dall’ospedale con le ustioni vive addosso. È il 25 novembre, il giorno in cui l’Eba (l’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria» scrive: «La manutenzione insufficiente degli alberi delle sale è un pericolo per la sicurezza (...). Una rottura dell’albero causa il concreto pericolo di deragliamento ed i pericoli con esso connessi per la salute e la vita dei viaggiatori, personale ferroviario, ed altre persone nelle vicinanze, nonché per gli importanti valori di oggetti».

Eba nel 2007 aveva lanciato l’allarme con la circolare inviate a detentori di carri merci in Europa ed officine di manutenzione: troppi incidenti lungo i binari d’Europa, causati da assili (alberi) che si spezzano a causa dei crateri di corrosione. Spesso rivestiti da due mani di vernice per nascondere il reale stato di conservazione. Una direttiva impugnata davanti ai giudici amministrativi, che mai ha avuto seguito: «Adempiere alle prescrizioni Eba - ha risposto nelle scorse udienze Hans-Joachim Wirtgen, dirigente della Vtg, la principale società europea di trasporto merci su ferrovia, dove si occupa di sicurezza, ma anche membro della Task Force che l’Unione europea creò dopo il disastro ferroviario di Viareggio, e molte altre cose ancora in ambito ferroviario europeo - avrebbe fermato tutto il traffico merci europeo».

Così il traffico non si è fermato, fino a schiantarsi sui binari a ridosso delle case di via Ponchielli con il suo carico di morte. Un disastro oggi sotto processo (a sette anni da quella maledetta notte) che all’Eba, cinque mesi dopo fa scrivere che «le sale (assile più ruote, ndr) di carri merce che si trovano in esercizio spesso non corrispondono alle regole riconosciute dalla tecnica per quanto riguarda la condizione dei loro alberi». E provate ad immaginare come vi sentireste se l’albero in questione fosse quello della vostra auto... Evidentemente, però, lungo i binari tutto è possibile: «Dalla emanazione della mia disposizione generale del 10 luglio 2007 - scrive ancora per Eba - questa situazione non è ancora cambiata». Ed il problema della «manutenzione di alberi di sale - in seguito agli incidenti successivi al 2007 a St. Peter Seitenstetten e a Viareggio - è entrato nella visione dell’opinione pubblica e degli enti di controllo, anche a livello europeo, in modo molto drammatico». Drammatico, viene da dire, quanto possono esserlo trentadue vite spezzate molte delle quali giovani e giovanissime.

Per fatalità? Assolutamente no - racconta ancora Eba - che scrive: «Nell’ambito delle cause degli incidenti si è evidenziato che nel settore dei carri merce non esiste una documentazione sufficiente relativa alle sale». E «la tracciabilità termina spesso già all’ultima manutenzione». E «la possibilità di determinare il lavoro delle sale, ed in particolare delle loro parti importanti come gli alberi, nel caso migliore esiste solo per le sale relativamente nuove. Ad oggi solo poche imprese hanno iniziato a costruire una adeguata documentazione, per esempio sotto forma di banca dati.

Negli stessi mesi l’Europa aveva messo al lavoro sul disastro di Viareggio una Task Force, ma si opponeva - insieme alle imprese ferroviarie ed ai detentori privati di carri merce alle misure che l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf) all’epoca diretta da Alberto Chiovelli andava imponendo per tracciare materiale rotabile in ingresso in Italia e per bloccare le cisterne con sversamenti direttamente alle frontiere con l’Italia...

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