Lutto
Il caso delle armi ritrovate «Servivano a una rapina»
CAMAIORE. È uno dei tanti gialli all’interno del giallo. La valigetta con le armi ritrovata dalla polizia in via Paladini a Viareggio nel 2011, a pochi giorni dal delitto di Camaiore, resta un...
CAMAIORE. È uno dei tanti gialli all’interno del giallo. La valigetta con le armi ritrovata dalla polizia in via Paladini a Viareggio nel 2011, a pochi giorni dal delitto di Camaiore, resta un elemento su cui si concentra parte dell’inchiesta e del relativo processo per l’omicidio Romanini. I periti hanno già smentito che potesse esserci una correlazione tra queste armi e la pistola usata per uccidere Stefano Romanini. Ma il giallo resta.
Secondo quanto riferito ieri in Corte d’Assise da un ispettore di polizia del commissariato di Viareggio, gli inquirenti ipotizzarono che le armi fossero state lasciate lì per compiere una rapina a un portavalori. La polizia, infatti, fece una rapida indagine con i vari istituti di vigilanza e scoprì che nella vicina via di Montramito il traffico di mezzi blindati con denaro (banche o poste) era piuttosto sostenuto. La vicinanza di alcuni snodi viari importanti, tra cui l’autostrada, offriva anche una via di fuga importante.
La polizia fece degli appostamenti per sorprendere il malvivente che eventualmente si sarebbe recato a prenderle. «Ma dopo alcuni giorni senza risultati di un certo tipo - ha spiegato l’ispettore - le abbiamo tolte».
La valigetta è stata ricollegata a Romanini perché all’interno c’era un foglio che secondo gli inquirenti si trovava in una casa affittata dall’imprenditore.
La prossima udienza si svolgerà il 1º marzo, con gli ultimi testimoni.
Poi la richiesta di condanna o assoluzione da parte del pm Fabio Origlio e la sentenza della Corte d’Assise. Che è attesa con impazienza dalla famiglia di Stefano Romanini, assistita dall’avvocato Pardo Cellini.
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